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Pistoia

La coop: il Ramadan è stato rispettato

La coop: il Ramadan è stato rispettato

Dopo la protesta dei migranti in piazza Duomo a Pistoia, parlano gli operatori impegnati a Sammommé. «I veri motivi sono altri»

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PISTOIA. A passare per quelli che non davano da mangiare ai migranti impegnati nel Ramadan, proprio non ci stanno. In una lunga nota, il presidente della coop sociale Arké, Massimo Civilini, dice la sua sulla protesta messa in scena venerdì 8 luglio in piazza del Duomo da un gruppo di migranti, per lo più pakistani, ospitati all’hotel Arcobaleno di Sammommè e affidati alle cure della coop Arkè. Chi protestava lo faceva lamentandosi di non mangiare da tre giorni, perché le cucine dell’hotel venivano chiuse prima che a loro, impegnati nel digiuno rituale islamico fino al calar del sole, fosse consentito di prendere cibo e acqua.

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E invece? “Durante il Ramadan – si legge nella nota – in tutte le nostre sedi, per coloro che lo chiedono, i pasti vengono cucinati nel rispetto degli orari della religione islamica, che in molti casi sono affissi nelle zone a comune. Le cucine continuano comunque a funzionare per gli altri ospiti, osservando gli orari consueti”.

E ancora: “Dal 6 giugno al 5 luglio l'orario è stato prolungato fino alle ore 22,00 per consentire il rispetto dei dettami dell'Islam. Questo martedì il Ramadan è terminato, non si sono verificati casi di digiuno, né di protesta, e fino a ieri agli operatori sono giunte istanze analoghe a quelle che ricevono solitamente, che, considerata la nostra funzione, vengono considerate legittime anche perché generano occasioni di confronto e di dialogo, talvolta animato, ma sempre funzionale a favorire il rispetto di regole di convivenza e la migliore integrazione possibile, fondata su un processo di adattamento consapevole”.

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Il comunicato della coop sottolinea che quindi “le dichiarazioni di digiuno causato dall'indisponibilità delle cucine in orario serale ci hanno colto di sorpresa, lasciandoci increduli”. Per questo “viste le rimostranze, ieri pomeriggio (venerdì, ndr) gli operatori hanno aperto una prima fase di ascolto che si è protratta per tutta la mattinata odierna e che ha permesso di rilevare alcune insoddisfazioni, delle quali solo due effettivamente giustificate (la bassa qualità del funzionamento della rete wi-fi e la necessità di verificare con maggiore frequenza la certificazione della macellazione halal)”.

Altri reclami non ce ne sono stati. Anzi, la nota di Civilini spiega che “ tutti i pakistani accolti a Sammommé riconoscono che il metodo introdotto da tempo gli permette, oltre di avanzare richieste specifiche, di verificare puntualmente le dosi individuali e collettive destinate alla cottura”.

Tuttavia venerdì è stato manifestato un malcontento effettivamente esistente. Ma che, secondo gli operatori di Arké,riguarda motivi che “debbano essere ricondotti al disagio generalizzato di chi è fuggito dal proprio paese lontano dalla propria famiglia, alla consapevolezza dell'incremento del fenomeno migratorio che riduce le opportunità del singolo, all'incertezza delle prospettive di inserimento attivo, all'estenuante condizione di attesa, alle difficoltà di convivenza tra persone che arrivano da paesi con culture tra loro molto differenti, alle discrepanze esistenti tra aspettative maturate e risposte ricevute, spesso anche rispetto a questioni di fatto molto semplici, come la qualità dell'abbigliamento o i tempi di risoluzione di problemi quotidiani, che rappresentano solo la punta di un grande iceberg”.

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