Sicurezza
Migranti protestano: digiuni da giorni
Difficile conciliare gli obblighi del Ramadan con gli orari della cucina dell’albergo che li ospita. Ma la soluzione arriva
PISTOIA. Hanno scelto di riunirsi in piazza del Duomo, ritagliandosi una piccola porzione di spazio sotto l'ombra dell'imponente palco del Pistoia Blues, intorno alle 12 di ieri. Una trentina di migranti, provenienti prevalentemente da Pakistan, ma anche Somalia e Gambia, ha dato vita ad una sorta di sit-in silenzioso e assolutamente pacifico dinanzi alla Prefettura.
Il motivo? «Non mangiamo da tre giorni»" le poche parole che riesce a dire uno di loro, che parla a fatica la lingua italiana. Provengono tutti dall'albergo Arcobaleno di Sammommè, dove sono ospitati in tutto 40 immigrati, affidati alle attenzioni delle cooperative Coeso, Gli Altri e Pantagruel. Trovandosi nel periodo di Ramadan, i profughi di religione islamica non possono né bene né mangiare prima del calare del sole: ma a quell'ora le cucine sono già chiuse (trattandosi appunto di una struttura alberghiera) e molti di loro - spiegano - non hanno trovato alcunché per sfamarsi. Una situazione che si sta ripetendo ormai da diversi giorni. Di qui la decisione di inscenare il sit-in.
I migranti, tutti uomini, alcuni dei quali molto giovani, sono seduti tranquillamente sulle pietre calde della piazza. Presente anche il vicario, Paola Cassoni, alcuni agenti di polizia (per ragioni di pubblica sicurezza) e due ragazzi della cooperativa che si occupa di loro. Sembra che i profughi siano giunti a Pistoia da Sammommè con i mezzi pubblici. «C'è stato un problema con la struttura di Sammommè che chiude le cucine ad una certa ora -spiega la prefetta vicaria Paola Cassoni - loro, essendo di religione islamica e seguendo il Ramadan, sono entrati nelle cucine a tarda sera e le hanno trovate chiuse. Ora l'importante è che queste persone ritornino all'albergo e siano sfamate. Stare qui non risolve il problema. Ora il Ramadan è finito e la situazione dovrebbe tornare alla normalità» conclude Cassoni, che parla con i due operatori presenti per risolvere la questione.
«Abbiamo chiesto di cucinare ma ci hanno detto di no» spiegano alcuni dei migranti. I più sono in Italia da un annetto ,arrivati a bordo di un barcone. "Loro vogliono aiutare in cucina, ma il problema è che ci vuole personale qualificato e con l'Hccp, per questo non possono cucinare da soli - chiarisce Marco Rimediotti, uno degli operatori - possono nascere problemi di questo tipo e noi cerchiamo di rispettare le esigenze di tutti".
Nel frattempo, dopo circa un'ora e mezzo, i migranti decidono di alzarsi e, convinti dagli operatori e dalla vicaria, tornano a Sammommè dove i cuochi, avvertiti dagli operatori, allestiranno per loro un pranzo. "È una vicenda un po' singolare: i ragazzi hanno mangiato tranquillamente la sera per tutto il periodo del Ramadam - il commento di Moreno Sepiacci, presidente cooperativa Coeso - metà di loro fa il Ramadan, l'altra metà no e ci sono menù appositi per ogni esigenza e nazionalità. Molti di loro dunque mangiano la sera, altri il giorno. Non capisco bene cosa sia successo, soprattutto mi sembra strano che questi ragazzi scesi in piazza per protestare non abbiano parlato con i nostri operatori. Da oggi stiamo già facendo colloqui con ognuno di loro per capire le problematiche. Molti sono qui da solo pochi giorni, tanti hanno perso familiari durante la traversata, altri sono sotto choc".
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