Sicurezza
Efficienza nipponica e orgoglio pistoiese Il cocktail funziona
Dopo la cessione, ora la parola d’ordine è “integrazione” Scambi di esperienze, viaggi, persino un giardino orientale
PISTOIA. Dai timori di una svendita al privato - a cui si è accompagnata la lunga battaglia dei lavoratori in prima fila per evitare lo smembramento dell’azienda - fino all’ufficializzazione del passaggio di proprietà a un colosso giapponese, leader mondiale della produzione ferroviaria.
Da lì, il lento diffondersi di una consapevolezza nel riscoprire che il cambiamento, in fondo, può anche portare benefici. In mezzo, una costante: l’orgoglio degli operai metalmeccanici di via Ciliegiole e l’attaccamento vero, sentito, a una fabbrica e alla sua storia. Un sentimento operaio immutato nel tempo, seppur fra alti e bassi, alimentato dalla convinzione di essere una forza lavoro competente e altamente qualificata. E poco importa se il colore classico della tuta, dal blu notte degli operai San Giorgio, Breda e AnsaldoBreda, si è trasformato nel grigio di Hitachi Rail Italy.
Quello che appare sempre più chiaro nella fabbrica di via Ciliegiole, è che tira un altro vento. A confermarlo sono gli stessi lavoratori che, con l’avvento di Hitachi, hanno visto un cambio di rotta, e hanno capito che dall’incontro di due culture profondamente distanti come quella italiana e quella giapponese poteva davvero nascere qualcosa di buono.
Così, anche i lavoratori più dubbiosi sul passaggio dello stabilimento AnsaldoBreda da Finmeccanica a Hitachi Rail Italy si sono ricreduti e ora parlano di un nuovo inizio. Dove le competenze professionali dei lavoratori pistoiesi, affiancati dalla nuova dirigenza nipponica, stanno dando nuovo slancio allo stabilimento di via Ciliegiole.
A riferirlo con particolare enfasi, affidando al suo profilo Facebook le riflessioni, è Enrico Baldi, operaio Hitachi e consigliere comunale, che scrive «dopo le mie lotte, dove ho messo tutto me stesso per cercare di capire se potevamo rimanere italiani, ho la sensazione che abbiamo avuto la fortuna di aver trovato "la luce"». «Dopo otto mesi dall'acquisto della fabbrica da parte di Hitachi – scrive ancora Baldi - ho incontrato il primo responsabile giapponese. Sono stato circa due ore con il collega manager del settore amministrativo e devo dire che l'incontro è stato proprio come immaginavo. Sono rimasto entusiasta e felice. È un nuovo modo di confronto e di lavoro, finalmente. Ebbene sì! Viva Hitachi. E detto da me, vale almeno doppio».
Incontri, quelli fra dirigenti, capireparto e lavoratori, che in fabbrica hanno cadenza settimanale e che sono pensati per agevolare i processi di confronto e integrazione fra realtà distanti. Far conoscere vicendevolmente le professionalità e incentivare reciproci scambi di idee e competenze. Così come molto frequenti sono i viaggi in Giappone dei dipendenti pistoiesi di Hitachi. Viaggi utili a comprendere come si lavora all’estero, promuovendo l’internazionalizzazione della produzione.
La parola chiave, comunque, rimane integrazione. Tanto che il responsabile dello stabilimento di via Ciliegiole, Rosario Falanga, dopo un viaggio in Giappone ha chiesto che nell’area a verde dello stabilimento Hitachi a Pistoia venisse ricreato una giardino giapponese in miniatura. “Il giardino dell’integrazione” è stato chiamato. Un omaggio alla nuova dirigenza, ma anche il simbolo dell’incontro tra due realtà lontane tra loro, ma in grado di convivere e generare sviluppo.
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