Sicurezza
Cervo ferito in agonia per ore lungo via San Felice e Piteccio
Sara Orsotti: svegli dalle quattro in cerca di qualcuno che potesse curarlo, ma non ce l'ha fatta
PISTOIA. Rami spezzati, un respiro affannoso. Hanno pensato che un lupo fosse sceso dalla collina e stesse rovistando tra i rifiuti. Poi sono usciti e hanno visto il grosso cervo barcollare, strascicando le zampe, da un ciglio all’altro della strada. Fino a cadere sull’asfalto davanti alla loro abitazione. La famiglia Orsotti non dimenticherà facilmente la notte tra mercoledì 6 e giovedì 7 luglio. Trascorsa in telefonate e telefonate per capire chi potesse intervenire in aiuto del cervo morente. La frustrazione per non poter fare niente, se non mettersi sulla strada e invitare gli automobilisti in transito per andare al lavoro a procedere con cautela.
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«Pensavamo a un lupo - racconta Sara Orsotti - ma appena aperta la porta abbiamo visto il cervo crollare davanti casa nostra. Respirava a fatica. Abbiamo chiamato i vigili urbani, ma erano le quattro del mattino e la Municipale ci ha detto che non era loro competenza, lasciandoci i numeri di due operatori del servizio recuperao fauna selvatica. Al primo tentativo numero irraggiungibile, al secondo squillava a vuoto. Allora - prosegue Sara Orsotti - abbiamo provato con le guardie forestali e i vigili del fuoco. Alla fine abbiamo avuto un altro numero della Dream Italia (che gestisce il servizio di recupero) e stavolta ci ha risposto un operatore, che è arrivato qui poco dopo le cinque del mattino». L’operatore faunistico ha avvertito il responsabile tecnico del servizio, Sandro Nicoloso. «Ma quando ero a metà strada - racconta Nicoloso - mi ha richiamato, dicendomi che l’animale era morto».
Mentre i tecnici faunistici cercavano di capire se la ferita sull’addome fosse riconducibile a uno sparo, le prime auto dirette al lavoro transitavano da via San Felice e Piteccio. «Mio babbo e il vicino si sono messi sulla strada cercando di farsi vedere dagli automobilisti, per invitarli a rallentare».
«Le inchiodate non sono state poche - conferma Nicoloso - Poi vedevano me e il responsabile della Polizia provinciale, l’ispettore Elio Capecchi, chinati sull’animale e pensavano chissà cosa. Sappiamo di telefonate ai carabinieri e al Corpo forestale, ma i bracconieri non si mettono su una strada transitata alle sei del mattino». Il cervo è stato portato al centro di sosta di Corniolo, a Sambuca, e qui è stata eseguita una necroscopia per capire se fosse stato vittima di bracconieri. «No, si è infilzato nel saltare - spiega invece Nicoloso - Aveva 5 fori, dall’inguine allo sterno, e un polmone pieno di sangue. È morto per dissanguamento e soffocamento. Non è raro che gli animali selvatici siano vittime di questo tipo di incidenti: una recinzione, un cancello, un cantiere... Peccato, questo era un magnifico esemplare di 6-8 anni, a giudicare dal palco. A settembre sarebbe stato uno splendido riproduttore».
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