Il Tirreno

Pistoia

emergenza al cassero

Spento l’incendio in discarica, ora fa paura la diossina

di Luca Signorini
Spento l’incendio in discarica, ora fa paura la diossina

Folla all’assemblea. I cittadini infuriati al sindaco: «L’impianto va chiuso»

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SERRAVALLE. «Chiudete la discarica del Cassero». Lo urlano in molti nella sala strapiena della Misericordia di Casalguidi e Cantagrillo, durante l’incontro con il Comune e l’Asl, martedì 5 luglio. La paura è alta, la preoccupazione è palpabile tra i cittadini che vivono nei dintorni dell’impianto di smaltimento di rifiuti industriali di Serravalle (scarti tessili, materie plastiche e rifiuti da cartiera, in prevalenza), che lunedì intorno alle 18 ha preso fuoco nella sua parte superiore. Anche perché la conferenza stampa convocata alle 19 di martedì da Comune, azienda sanitaria e Arpat in pratica non ha fugato alcun dubbio. Centinaia le persone presenti: tanti mugugni, poche rassicurazioni.

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L’unica indicazione certa, che è stata illustrata da Andrea Poggi, ingegnere di Arpat, riguarda i tre settori di territorio più a rischio per la ricaduta di sostanze nocive (diossine e simili) dovute alla combustione di plastica e cartone. Ovvero in un raggio di più o meno due chilometri dalla discarica fino alla zona di Case di Monte (a un passo c’è Montevettolini), a Pantano (verso il torrente Stella) e ai margini dell’abitato di Cantagrillo. Stop. Le informazioni chiare finiscono qui. Poi l’Asl (con il dottor Ranieri Carlini dell’Igiene Pubblica e Nutrizione) ribadisce ciò che era già noto: resta il divieto di consumare frutta e verdura coltivata in quell’ampia area localizzata dall’Arpat grazie ai prelievi e campionamenti dei vegetali. «Secondo i rilievi che abbiamo fatto non è stata però contaminata la falda acquifera», ha detto Carlini.

Quindi le cause dell’incendio e dell’intenso fumo nero che si è alzato dal Cassero e, a seconda dei venti, si è diffuso verso la piana pistoiese e la Valdinievole (Lamporecchio, Larciano e parte di Monsummano), ma è stato avvertito anche nell’Empolese. E prende quota la matrice dolosa. «L'ipotesi dell'autocombustione - ha spiegato il sindaco di Serravalle, Patrizio Mungai - non regge ed è stata vanificata dai tecnici, perché l'incendio è divampato intorno alle 18, quando i raggi solari erano meno potenti, e sarebbe stato più logico se fosse avvenuto alle 15, in quel caso l’ipotesi dell’autocombustino aveva maggiore fondamento. A suffragare la causa dolosa c’è il fatto che nei giorni scorsi la rete di recinzione della discarica era stata tagliata, e gli stessi dirigenti di PistoiAmbiente avevano presentato denuncia ai carabinieri. Questo sarebbe il fronte più preoccupante, e gli inquirenti dovranno chiarirlo. Il buco nella rete è oggetto di un'indagine e non può che gettare una luce inquietante su quanto avvenuto successivamente».

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La situazione intanto sta ora tornando gradualmente alla normalità. Lo stesso sindaco ha aggiunto che «l'incendio è praticamente spento, anche se in profondità ci sono ancora braci accese e secondo quanto riferito dai vigili del fuoco ci vorranno alcuni giorni perché si spengano definitivamente anche gli ultimi focolai. Le squadre all’opera hanno gettato comunque cumuli di terra per spegnere definitivamente le fiamme».

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Intanto anche il sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, ha firmato un'ordinanza che vieta la raccolta e il consumo di ortaggi per salvaguardare la salute pubblica. «In base ai risultati dell'Unità di crisi istituita dal sindaco di Serravalle, la zona di eventuale ricaduta di sostanze contaminanti - si legge in una nota - può prudenzialmente essere individuata nel raggio di due chilometri di distanza dal luogo dell'incendio. Pertanto il sindaco ha ritenuto opportuno in questa fase imporre, in via cautelativa, una serie di divieti nelle aree interessate. In particolare, si tratta del divieto di raccolta e consumo di prodotti ortofrutticoli coltivati, di pascolo degli animali, di utilizzo di foraggi e cereali per alimentazione animale provenienti dall'area interessata ed eventualmente esposti alla ricaduta da combustione e infine di evitare di tenere all'aria aperta gli animali da cortile per evitare il razzolamento. I prodotti ortofrutticoli derivanti dalla coltivazione nei terreni posti al di fuori della predetta area, ma in zone immediatamente prospicienti, dovranno comunque essere sottoposti prima della consumazione ad accurato lavaggio in acqua corrente e potabile».

Già dalla mattina di ieri, è comunque definitivamente superato il rischio inalatorio, e i cittadini delle zone interessate hanno potuto riaprire porte e finestre delle case, quindi dopo una nottata di piena emergenza è superato anche il pericolo di stare fuori casa.

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