Il dolore
Gorbi: sbagliata una discarica lì
«Lo dicevo 25 anni fa, l’ ho sempre ripetuto, purtroppo avevo ragione»
SERRAVALLE. “Quello che so è che i miei polmoni sono stati costretti ad inalare aria irrespirabile, e con i miei quelli dei miei figli e quelli di tutti gli atri abitanti di Casalguidi, di Cantagrillo, di Ponte Stella e di tutte le altre zone colpite. E so che tutta questa gente non lo meritava, non aveva colpe, non se lo aspettava ma lo ha subito. Qualcuno dovrà pagare per tutto questo”. Lo scrive Federico Gorbi, consigliere comunale e capogruppo di Serravalle Popolari e Riformisti, in un messaggio inviato a conclusione di una vera e propria maratona che lo ha visto protagonista per 15 ore, dopo l’esplosione dell’incendio alla discarica del Cassero.
Sui social network, in tv, sul web, Federico Gorbi è stato tra i più efficenti a fornire informazioni in diretta su quello che stava succedendo al Cassero. “Ora che le fiamme sono spente, l'aria è tornata respirabile, o almeno non maleodorante, ora che l'emergenza è terminata – scrive – voglio però dire qualcosa di più, fare un'analisi un po' più approfondita, ripartendo da quello che ho visto e sentito. Ho visto un cratere enorme, con un fronte di fuoco impressionante, in un impianto gigantesco che non avrebbe dovuto essere realizzato lì, con quei criteri, con quelle caratteristiche. Lo dicevo 25 anni fa, prima che venisse realizzata la discarica, ho continuato a dirlo negli ultimi 20 anni. Purtroppo avevo ragione”.
Gorbi ha parole di apprezzamento soprattutto per il lavoro di chi ha lavorato in discarica per scongiurare il disastro, per il sindaco “presente fin dal primo momento” e per un assessore all’ambiente “attento preparato e volitivo”. Ma critica anche la sottovalutazione dell’emergenza, almeno iniziale, dei vigili del fuoco (“se è vero, come è vero, che gli elicotteri sono arrivati solo dopo 15 ore dall'inizio dell'incendio e le squadre di supporto dalle altre province solo dopo molte ore”) e una macchina comunale che “ha stentato a mettersi in moto in questa situazione di emergenza” e “un sistema di comunicazione alla popolazione troppo lento, timido, indeciso”.
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