La manifestazione
Il Comune fa retromarcia: niente chiusure
Dopo l’intervento del sindaco, gli uffici si accorgono che era “inapplicabile” la sanzione accessoria per violazioni del 2012
PISTOIA. Non ci saranno chiusure forzate per i quattro locali del comparto della Sala multati nel lontano luglio 2012 a causa dello sforamento dell’orario previsto di chiusura. Innestando una clamorosa marcia indietro, l’amministrazione comunale si è accorta che la sanzione preannunciata nelle lettere giunte nei giorni scorsi ai titolari dei locali, era inapplicabile. Di qui la rinuncia ad altre iniziative e la predisposizione di una seconda lettera, depositata ieri al protocollo del Comune, che sarà quindi consegnata già oggi o al massimo domani agli interessati.
Nella lettera si spiega che “l'ufficio ha proceduto ad effettuare un riesame del procedimento e ha rilevato che non è necessario fornire le deduzioni di cui all'avvio del procedimento, in quanto il medesimo non verrà posto in essere e la pratica sarà archiviata d'ufficio”. I destinatari della lettera sono quindi pregati “di considerare non avvenuta la comunicazione di avvio di procedimento trasmessa da quest'ufficio". Insomma, di buttare tutto nel cestino, come se nulla fosse successo.
Questa seconda lettera è evidentemente frutto dell’approfondimento della questione chiesto agli uffici dallo stesso sindaco Samuele Bertinelli tre giorni fa, quando la minaccia di chiusura temporanea dei locali per un’infrazione commessa quattro anni prima si era diffusa in città sollevando ovvie polemiche. “Dall'approfondimento tecnico – si limita ad aggiungere a mo’ di spiegazione la nota stampa diffusa dall’amministrazione – è emersa la non applicabilità della sanzione”.
Cosa è successo dunque? Come è ovvio, si è trattato di un evidente errore degli uffici. Notizie ufficiose pongono l’accento sulla confusione nata dal fatto che per lo sforamento dell’orario di chiusura scattavano due distinte sanzioni: una multa (che fu subito contestata e che tutti i locali pagarono nel giro di un paio di mesi) e una chiusura temporanea. Che non era una “sanzione accessoria”, come erroneamente sostenuto nella prima lettera, ma un provvedimento a sé stante che, per essere applicato, andava contestato ugualmente subito. Cosa che non avvenne nel 2012 e poi non è più avvenuto fino alle scorse settimane, quando ormai – par di capire – era troppo tardi. Così Palazzo di Giano ha preferito la figuraccia di un dietro front in tre giorni alla raffica di ricorsi al Tar che sicuramente sarebbero partiti se le sospensioni fossero state inflitte. Resta un episodio che certo non contribuirà a rasserenare i rapporti tra Comune e locali pubblici della Sala, proprio all’inizio della stagione della “movida”.
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