Il Tirreno

Pistoia

Dopo 30 anni l’indennizzo per l’epatite C

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Dopo 30 anni l’indennizzo per l’epatite C

L’anziana, che aveva contratto la malattia in ospedale, è morta nel 2015: agli eredi i 50.000 euro del Ministero

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PISTOIA. Contrasse l'epatite C negli anni '80, trent'anni dopo arriva l'indennizzo dal Ministero. È stata la Corte d'Appello di Firenze a scrivere l'ultima pagina della storia infinita di una anziana donna di Pistoia che contrasse l'epatite per una trasfusione di sangue subita in ospedale. E dopo una battaglia legale durata 10 anni la giustizia le riconosce il diritto ad avere 50.000 euro di indennizzo per quella trasfusione che le ha cambiato la vita.

La donna aveva subìto nei primi anni '80 un intervento chirurgico presso l'ospedale di Pistoia, intervento durante il quale fu necessario sottoporla ad una trasfusione di sangue. In quegli anni, purtroppo, il sangue non veniva controllato adeguatamente dal Ministero della Sanità e l’anziana signora si trovò, dopo qualche anno, a scoprire di aver contratto l'epatite.

Nei primi anni, tale malattia era poco conosciuta, tanto che veniva definita nonA e nonB e si deve solo all'anno 1989 la prima diagnosi di epatite C. Nel 1992, lo Stato italiano vara la legge 210 che prevede un indennizzo, sotto forma di pensione mensile, per coloro che hanno contratto patologie da trasfusioni di sangue, ma la normativa è conosciuta pochissimo, tanto che le domande di indennizzo sono pressoché inesistenti nei primi anni.

Anche la donna, infatti, solo nel 2005 presenta la domanda per ottenere i benefici della legge 210 cosicchè, nonostante la commissione medica ministeriale abbia accertato che l'epatite sia in effetti derivata dalla trasfusione di sangue, il Ministero rigetta la domanda per tardiva presentazione.

È così che, assistita dall'avvocato Alessandro Fagni, inizia una lunga causa civile, prima davanti al Tribunale del lavoro di Pistoia, poi alla Corte d'Appello di Firenze. Il Tribunale, infatti, rigetta ancora le richiesta della signora sul presupposto che la stessa avrebbe avuto conoscenza della malattia nel 1994. Ma la donna non demorde anche perché confortata da un precedente di qualche anno prima, praticamente identico al suo, e nel quale la paziente di Montecatini aveva avuto giustizia in Corte d'Appello proprio con l'assistenza dell'avvocato Fagni.

In attesa della prima udienza, la donna purtroppo muore in seguito alle complicanze della cirrosi epatica derivata dall'epatite. A Firenze, intanto, la Corte accoglie la richiesta di disporre una nuova perizia medico legale e ad aprile di quest'anno, dopo un iter processuale durato dieci anni, arriva finalmente la sentenza che riconosce i benefici della legge 210 agli eredi della donna, con gli arretrati dal 2005. Secondo la Corte solo nel 2005 la paziente acquisì la definitiiva consapevolezza di aver subìto danni irreversibili dall'epatite C. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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