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Pistoia

il processo

Untouchables, la Fratoni al telefono: «Hanno messo dentro i socialisti»

di Pasquale Petrella
Untouchables, la Fratoni al telefono: «Hanno messo dentro i socialisti»

Ascoltate in aula le conversazioni dell’allora presidente della Provincia la mattina in cui furono arrestate 23 persone «Mazzoni? E' stato Nencini a chiedere che fosse nel comitato tecnico per i Mondiali di ciclismo»

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PISTOIA. «Hanno messo dentro tutti i socialisti. Hanno stroncato il sistema. Menomale che qualche volta ci chiappano». La voce registrata di Federica Fratoni echeggia nell’aula al primo piano del Tribunale e sui banchi dove siedono Roberto Riccomi, Marcello Evangelisti e alcuni legali si alza un vibrato brusio. Ad azionare il registratore è il pubblico ministero Francesco Sottosanti che fa ascoltare le intercettazioni telefoniche effettuate proprio sull’utenza della Fratoni quella mattina dell’11 giugno del 2012 quando gli uomini della Digos eseguirono ventitré ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti di Comune e Provincia, di politici e di imprenditori con le gravi accuse di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta nell’ambito di una indagine per presunti illeciti su una lunga serie di appalti pubblici.

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L’attuale assessore regionale, all’epoca dei fatti presidente della Provincia di Pistoia è stata chiamata per ricostruire e spiegare non solo le sue dichiarazioni fatte quella mattina in una lunga serie di telefonate effettuate con l’allora questore, Maurizio Manzo, col compagno Daniele Bettarini e con l’assessore comunale Mario Tuci, in cui commentava la notizia degli arresti, ma anche su come era stato gestito il comitato tecnico per l’organizzazione del Mondiale di ciclismo nella provincia pistoiese e come mai il dirigente della Provincia, Paolo Mazzoni fosse rimasto nel comitato tecnico anche dopo essere andato in pensione. E così, parlando di “area socialista” viene più volte nominato anche l’attuale viceministro ai trasporti, Riccardo Nencini, all’epoca dei fatti assessore regionale al bilancio e presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali in Toscana, come colui che aveva indicato, per la Regione nel comitato pistoiese «il nome di Nicola Risaliti (ex assessore provinciale di Pistoia e comunale di Abetone ndr) e quello dell’ingegnere Paolo Mazzoni perché potesse proseguire il suo incarico nel comitato anche dopo essere andato in pensione».

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Paolo Mazzoni è uno dei ventitrè arrestati quella mattina di quattro anni fa e che ci sia anche lui non sembra una novità per la Fratoni nella telefonata che riceve dal questore Manzo alle 8,58. «Sapevo di Evangelisti – risponde al questore – E sospettavo di Mazzoni. Chi altri c’è della Provincia? Gaddi di Lucca. Mamma mia. Ma qual è l’oggetto dell’inchiesta?» «Corruzione, turbativa d’asta e associazione per delinquere» risponde il questore. «Qualcosa avevo saputo in via riservatissima, spero che dimostrino la loro innocenza – continua al telefono la Fratoni – Ci sono anche imprenditori coinvolti? Sì. Allora ho capito tutto. Peccato, avevamo ancora qualche lavoretto da finire. La corruzione e la turbativa d’asta me le potevo immaginare, l’associazione a delinquere no». In un’altra telefonata registrata alle 9,12 Federica Fratoni parla con un compagno di partito e lo informa «Hanno arrestato ventitrè persone tutte di area socialista. Finalmente ci hanno chiappato». «Potrebbe essere un bel segnale» le risponde. «C’è anche l’ingegner Paolo Mazzoni», «Ma chi ce l’ha messo lì?» «Ce l’aveva voluto Nencini. Ma era una persona in gamba e competente» replica Fratoni. «No, chi ruba deve andare in galera».

Ed è su questa conversazione che si intromette il pubblico ministero per capire come mai parlasse di un “sistema stroncato di area socialista” e se avesse saputo dell’operazione prima di quella mattina in cui sono stati eseguiti gli arresti. «No. Era una considerazione politica – risponde Federica Fratoni – Sogghignavo sul fatto che avevano preso tutte persone riferibili a una forza politica alternativa al Pd». E sulla sensazione che sapesse degli arresti, «Il giorno prima ho incontrato Tuci allo stadio e mi aveva detto che dalla questura era arrivata una richiesta per una ordinanza di divieto di sosta lungo tutto viale Macallè. Quindi avevo intuito che sarebbe stata fatta una grossa operazione».

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