Proteste
Biglietti del bus, sequestrati conti e auto al commerciante infedele
Era il rivenditore dei biglietti degli autobus a Pistoia e il Copit gli contesta di non aver versato all’azienda incassi e ticket non venduti per 180.000 euro
PISTOIA. Dal 2005 al 2013 ha venduto e in più ha distribuito ad altri rivenditori i biglietti del trasporto pubblico validi per la Provincia di Pistoia. Nel dicembre del 2011 il Copit (Consorzio pistoise di trasporto) ha disdetto la convenzione e chiesto al commerciante sessantenne di fare i conti e restituire gli incassi fatti ed i biglietti non venduti. E qui sono cominciati i problemi per le resistenze del distributore a far fronte ai propri impegni. Nel 2014 è nata una causa civile che ha visto l’emissione di un decreto ingiuntivo da parte del Tribunale di Pistoia e, con la respinta del ricorso presentato da parte del sessantenne nei confronti di quest’ultimo provvedimento, è arrivata anche la querela penale sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica di Pistoia, Fabio Di Vizio da parte del Copit.
Le indagini sono state affidate alla sezione di pg della Polizia di Stato e nei giorni scorsi il giudice delle indagini preliminari ha autorizzato il sequestro preventivo sui beni del denunciato per un valore pari a quanto dovuto al creditore. I poliziotti hanno quindi notificato al sessantenne il sequestro di varie posizioni bancarie per un valore di circa trentasettemila euro, il sequestro di una moto e di due autovetture a lui intestate e la trascrizione sulla quota del cinquanta per cento della proprietà dell’abitazione in cui vive con la famiglia e su un altro piccolo immobile di servizio.
Ma andiamo per ordine. Nel 2005 l’azienda di trasporto pubblico pistoiese sottoscrive una convenzione col commerciante per la vendita diretta e la distribuzione dei biglietti degli autobus ad altri rivenditori in vari comuni della Provincia. A lui spettava quindi il compito di tenere la contabilità fra i biglietti ricevuti dall’azienda di trasporto pubblico, quelli consegnati agli altri rivenditori, il recupero degli incassi e il versamento all’azienda di quanto percepito sottratta la percentuale che gli spettava secondo la convenzione. Nel dicembre del 2011 il Copit disdice la convenzione e chiede al negoziante di chiudere i conti. Ne nasce una fase transitoria che va avanti fino al settembre del 2012. Fase in cui il negoziante continua a ricevere i biglietti da vendere ma che non rendiconta più fino a marzo 2013 quando i dirigenti di Copit stimano il loro avere in circa 180.000 euro fra incasso dei biglietti già venduti e gli altri che invece sarebbero rimasti nelle disponibilità dei rivenditori.
Il sessantenne cerca una soluzione bonaria e così le due parti si accordano su un piano di rientro. Ma il negoziante paga solo la prima tranche di 15.000 euro e poi manda a vuoto le altre scadenze. Nasce così la causa civile prima e la querela penale poi con l’accusa di peculato visto che il negoziante, avendo avuto l’incarico di vendere biglietti del trasporto pubblico, è risultato a tutti gli effetti un incaricato di pubblico servizio e quindi il reato che gli viene imputato è sanzionato dal codice penale in maniera più grave rispetto alla semplice appropriazione indebita.
La magistratura in questo caso è stata particolarmente celere e la parte creditrice è riuscita a mettere le mani, seppure in via preventiva, sui beni del debitore che potrebbero in parte o in tutto soddisfare il credito vantato. Adesso però al sequestro preventivo dovranno fare seguito i necessari passaggi giudiziari nei quali il commerciante, difeso dall’avvocata Laura Bertinotti, potrà esporre le eventuali proprie ragioni sugli addebiti che gli vengono contestati.
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