Il Tirreno

Pistoia

Dialoghi sull'uomo, ventimila presenze in tre giorni a Pistoia

di Pasquale Petrella
Marco Tardelli con Bruno Barba e la figlia Sara sul palco dei Dialoghi sull'uomo (Foto Gori)
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Marco Tardelli con Bruno Barba e la figlia Sara sul palco dei Dialoghi sull'uomo (Foto Gori)

Il campione del Mondo di calcio del 1982, Marco Tardelli, con la figlia Sara, ha chiuso il sipario in piazza del Duomo del festival di antropologia

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PISTOIA. Il primo grande applauso lo prende lei, Daniela Ferrari, studentessa del liceo scientifico Enrico Fermi di San Marcello Pistoiese, vincitrice del concorso di scrittura “Mettersi in gioco: una sfida all’individualismo”. E un altro grande applauso lo avrebbero meritato gli insegnanti dell’istituto montanino visto che anche nella passata stagione a vincere fu uno studente dello stesso liceo. Daniela, salendo sul palco della tensostruttura in piazza Duomo, ha fatto da prologo e scaldato le mani degli spettatori accorsi per ascoltare Marco Tardelli, campione del Mondo di calcio (Spagna1982) e della figlia Sara, autrice di programmi Rai e del libro sul rapporto col padre «Tutto o nulla», intervistati dal ricercatore di antropologia all’università di Genova, Bruno Barba sul tema: L’importante è giocare - i valori dello sport.

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Sono loro gli ultimi a salire sul palco di una tre giorni di Dialoghi sull’uomo che ha fatto registrare ventimila presenze confermando il successo di pubblico già ottenuto nella passata edizione.

Anche le piazze virtuali dei social network si sono dimostrate interessate a questa edizione dei Dialoghi e il pubblico è stato coinvolto sui social in tempo reale durante lo svolgimento di tutti gli eventi. Diecimila persone su Facebook e Twitter hanno visualizzato, commentato e condiviso i contenuti dei relatori portando i loro hashtag a toccare i 180.000 reach.

Un successo che ha quindi superato i confini fisici locali e regalato l’evento anche al popolo della rete. E chissà in quanti ieri sera hanno condiviso il bel ricordo di Enzo Bearzot, indimenticato ct dell’Italia campione del Mondo, fatto da Tardelli. «Se dovessi racchiudere in una istantanea un momento di quei Mondiali in Spagna? Sarebbe l’abbraccio a Bearzot a fine partita. E’ quello il ricordo che ho più vivo di quell’esperienza. Bearzot è stato per me un grande maestro».

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Poi, inevitabile, la domanda su quanto accadde all’Heysel nel 1985. «Io non ho mai vinto una Coppa dei Campioni, perché quella contro il Liverpool, giocata dopo quella immane tragedia non la ritengo una vittoria» dice Tardelli strappando gli applausi del pubblico. Padre e figlia poi si trovano su fronti diversi quando Bruno Barba parla dei giocatori oriundi in Ñazionale. Sara Tardelli è aperta, «Credo che sia giusto accogliere chi decide di vestire una maglia ed una nazionalità perché si riconosce in determinati valori e principi». Ma l’applauso lo strappa il papà, «No, chi gioca in Nazionale deve essere italiano. Deve avere un solo passaporto in tasca, quello dell’Italia». Infine, la domanda per un pronostico sugli imminenti Europei. «E’ diffiicle fare un pronostico, purtroppo nell’Italia mancheranno giocatori importanti e anche se Conte è un ottimo allenatore credo che alla sua squadra manchi qualcosa in attacco e un pò di spessore a centrocampo», dalla platea arriva il coro «e anche in difesa».

«Purtroppo vedo almeno tre o quattro nazionali superiori alla nostra - conclude - Ma il calcio ci ha abituato a vivere grandi sorprese». Si chiude il sipario in piazza Duomo fra selfie e autografi e gli irriducibili di questi straordinari Dialoghi sull’uomo, si spostano al teatro Bolognini per la proiezione de Lo Spaccone con Paul Newman, a suggellare il the end finale su questa settima edizione.

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