Dialoghi sull’uomo al via a Pistoia ed è già tutto esaurito
Pienone sotto la tenda in piazza Duomo per l’inaugurazione della tre giorni Il filosofo Rovatti invita a «mettersi in gioco per imparare anche a perdere»
PISTOIA. È un avvio dai grandi numeri quello della settima edizione dei Dialoghi sull’uomo, il festival di antropologia del contemporaneo ideato da Giulia Cogoli e promosso dalla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, in collaborazione con il Comune di Pistoia. La manifestazione è stata inaugurata venerdì 27 maggio nella consueta cornice di piazza Duomo, e si concluderà domenica contando un totale di 25 appuntamenti.
Un’edizione il cui filo conduttore ruota intorno al tema dell’umanità in gioco, e che quest'anno vuole anche omaggiare un maestro della fotografia come Ferdinando Scianna. A lui è infatti dedicata la mostra fotografica “In gioco”, inaugurata nelle Sale Affrescate di Palazzo Comunale e che rimarrà visitabile, con ingresso libero, fino al 3 luglio.
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Tutto esaurito poi per l’apertura del festival affidata a Pier Aldo Rovatti, professore di filosofia contemporanea all’Università di Trieste che, di fronte alla grande platea, costituita anche da numerosi studenti delle scuole superiori di Pistoia, ha tenuto una lezione sul tema del “Mettersi in gioco”, affrontata in tutte le sue sfaccettature.
Prima del suo intervento, i saluti di Luca Iozzelli, presidente della Fondazione Caripit, del sindaco Samuele Bertinelli e di Giulia Cogoli, ideatrice e direttrice dei Dialoghi sull’uomo, che nei loro interventi di saluto hanno ringraziato il professor Ivano Paci - ex presidente della Fondazione e cofondatore del festival - citando poi anche il prezioso contributo dei 370 volontari di questa settima edizione.
«Dialoghi sull'uomo è festival di respiro internazionale - dice Bertinelli - che ha ormai travalicato i confini della provincia e che, alla vigilia dell'anno che vedrà Pistoia protagonista della nomina a capitale italiana della cultura, si conferma appuntamento irrinunciabile ed elemento di produzione di conoscenza e non apparenza. Aspetti centrali per una società che voglia dirsi democratica».
Al centro dell'incontro inaugurale tenuto dal professor Rovatti, una lezione filosofica sulla fenomenologia del gioco. Elemento inteso come la capacità degli esseri umani di mettere alla prova se stessi di fronte alle avversità della vita, ma anche un'espressione - quella del "mettersi in gioco" - che può assumere valenza ambigua, poiché comporta sempre un fattore di rischio.
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«Il gioco - spiega Rovatti - è elemento imprescindibile dell'uomo. Un desiderio che lo spinge ad andare oltre, a prendere parte attiva alla sua vita e a quella della comunità, ma, al contempo, è un elemento che può condurre a un indebolimento soggettivo. Il rischio - prosegue ancora il professore - è perdere se stessi». Giocare, dunque, secondo il professore è l'arte più difficile e rischiosa, perché nessuno, nemmeno il più abile giocatore, ha il totale controllo degli eventi.
«Il vero divertimento - continua Rovatti - sta nel riuscire a mantenere sempre una visione critica del gioco, in grado di tenerci in equilibrio tra la voglia di avere parte attiva nella partita e la consapevolezza del rischio di perdere».
«E poi - conclude il filosofo - siamo davvero sicuri che l'unico scopo del mettersi in gioco sia vincere a ogni costo? Il vero divertimento non è vincere, ma imparare a perdere, perché l'esercizio alla sopportazione della perdita è l'elemento che può spingere l'uomo a tornare a mettersi in gioco».
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