Sicurezza
Architetta assolta dalle accuse del Comune
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna dei giudici di Pistoia nei confronti della professionista in servizio presso il comune di Montale, accusa di interruzione di pubblico servizio
MONTALE. «Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste». E’ questa la decisione della Corte di Cassazione presieduta da Giacomo Paoloni con relatore Angelo Costanzo che ha messo la parola fine sulla vicenda nata con una denuncia penale del comune di Montale nel 2009 nei confronti della propria dipendente, l’architetta Damiana Sozio. Architetta che tuttora lavora per lo stesso comune ed è responsabile dei procedimenti dell’Ufficio Espropri, Barriere architettoniche e Tutela paesaggistica.
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«E’ la fine di un incubo. Grazie a Dio la Giustizia c’è. Questa sentenza mi ha ridato la vita», dice la professionista che si era vista condannare in primo grado a sei mesi di reclusione, «solo perché il giudice riteneva polemiche le risposte che davo nella mia corrispondenza con i colleghi dell’ufficio tecnico del comune» si sfoga ora l’architetta Sozio. Sentenza di primo grado confermata in appello e ora cancellata del tutto dalla Cassazione «che mi ha ridato la vita e la fiducia nella Giustizia e nel genere umano».
L’architetta era stata accusata di interruzione di pubblico servizio nell’ambito del procedimento per la realizzazione da parte del comune di Montale della palazzina in via Spontini da destinare a cucina per la preparazione dei pasti per la refezione scolastica e a centrale termica.
I lavori, secondo l’accusa, sarebbero partiti con mesi e mesi di ritardo a causa del comportamento dell’imputata che «ometteva ogni tipo di collaborazione con l’ente». Un’accusa che ora è stata ritenuta completamente infondata. «Quel progetto era stato deliberato nel 2002 e mi è stato affidato in corso d’opera, nella sua fase realizzativa, nel 2008, in sostituzione del geometra Fabio Meoni» dice l’architetta che sottolinea anche una certa illegittimità in questa procedura di subentro. «All’epoca con l’ente avevo in corso una serie di procedimenti di tipo giuslavoristico perché pur avendo vinto un concorso pubblico nel 1997 per coprire il ruolo di capo dell’intero settore tecnico del comune di Montale, mi sono ritrovata piano piano ad essere demansionata e a ritrovarmi subordinata a chi in precedenza era un mio subordinato». Una situazione vissuta con grande angoscia dall’architetta che dopo aver vinto le cause in sede civile, vede adesso riconosciute le proprie ragioni anche in sede penale. A procedere nei confronti dell’architetta fu la giunta guidata dal sindaco Piero Razzoli che con una delibera del marzo del 2009 dette incarico agli avvocati Fiorella Meschini Grassi e Pier Matteo Lucibello di Firenze, di svolgere «le necessarie attività di investigazione preventiva sulla condotta dell’architetta Damiana Sozio, allo scopo di verificare se sussistono elementi di reato con particolare riferimento alla pratica di realizzazione della nuova cucina centralizzata e centrale termica». Investigazioni che convinsero poi la giunta a sporgere la denuncia per interruzione di pubblico servizio. Denuncia che la Corte di Cassazione ha definito insussistente.
Nel frattempo la cucina centralizzata e la centrale termina sono state completate e sono anche state inaugurate ed entrate in funzione nel maggio del 2013.
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