Il Tirreno

Pistoia

l'intervista

Confindustria Pistoia, parla Federica Landucci: «Anche noi imprenditori dentro Pistoia capitale»

di Fabio Calamati
Confindustria Pistoia, parla Federica Landucci: «Anche noi imprenditori dentro Pistoia capitale»

«Con Cna e Confartigianato prepariamo un progetto per far conoscere al mondo la nostra manifattura d’arte. La ripresa? Sono moderatamente ottimista»

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PISTOIA. Dire “cultura” significa anche comprendere la cultura che fanno le imprese, la cultura della manifattura, in particolare quella d’arte. Quindi anche le imprese devono avere il loro spazio da protagoniste nel 2017 di Pistoia capitale italiana della cultura. Lo rivendica Federica Landucci, 53 anni, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord con delega per Pistoia.

«Per Pistoia l’anno da capitale della cultura è una grande opportunità. Pistoia è una splendida città d’arte, ma è anche città della cultura d’impresa e della manifattura, specie quella d’arte. Penso alla lavorazione del ferro, agli strumenti musicali, ma anche al ricamo, alla biancheria d’alto livello, all’arredamento. È un po’ di tempo che pensavo a un progetto per far conoscere al mondo tutto questo, approfittando dell’opportunità concessaci dal 2017. Ne ho parlato con le altre associazioni del manifatturiero, la Cna e la Confartigianato, in particolare con i loro presidenti Elena Calabria e Simone Balli. Loro sono d’accordo, presto ci troveremo per fare una proposta concreta. Dobbiamo individuare aziende che siano storiche, proiettate verso l’estero e produttrici di manufatti artistici. Una volta individuate, stenderemo un progetto da portare al Comune».

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Presidente, mentre Pistoia si prepara all’anno da capitale della cultura, è nata Confindustria Toscana Nord, che mette insieme le vecchie associazioni industriali di Prato, Pistoia e Lucca. Gli imprenditori hanno eletto un consiglio generale dove su 60 membri i pistoiesi sono solo sei. A fianco di queste realtà più grandi, Pistoia non rischia di fare la fine del vaso di coccio?

L’alleanza con Prato e Lucca è venuta naturale pensando alla vocazione manifatturiera che contraddistingue i nostri territori, sia pure con specializzazioni diverse. Mettendoci insieme, ognuno ha dovuto rinunciare a qualcosa, ma ogni giorno che passa mi convinco che è stata una scelta vincente. Abbiamo messo a disposizione dei nostri soci maggiori servizi e una maggiore condivisione di esperienze e opportunità, e mi lasci dire da imprenditrice che quest’ultima cosa è fondamentale. Ora siamo la prima associazione della Toscana, abbiamo più peso sia verso Confindustria nazionale sia verso la Regione.

Ma i numeri sono quelli...

I numeri dicono molto ma non tutto. Ad esempio, abbiamo costituito diverse rappresentanze merceologiche, e sono queste, più che i territori, quelle che interessano. Ebbene, nei settori che ci interessano, come il calzaturiero, la sanità privata, il turismo, siamo ben presenti. E poi il consiglio di presidenza, che è un po’ il governo di Confindustria, i tre territori sono rappresentati in modo paritetico, 2 membri a testa. E per statuto, se un territorio esprime il presidente, gli altri hanno i vicepresidenti.

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A battere la strada degli accorpamenti non sono stati solo gli industriali, in questi mesi. Altre categorie imprenditoriali stanno facendo lo stesso, idem le Camere di commercio. Sul fronte della pubblica amministrazione sembrano esserci più esitazioni. Per voi è un problema?

Gli accorpamenti non sono un problema, anzi. Un imprenditore ha bisogno di pochi interlocutori e autorevoli e di tempi rapidi. In una parola, di semplificazione. Ma per la pubblica amministrazione, che ha meccanismi diversi da quelli delle imprese, non è facile.

Anche le banche si vanno fondendo, non ce n’è più una che abbia la “testa” a Pistoia...

Non importa dov’è il ponte di comando, l’importante è che le banche dialoghino con le imprese. Cerro, quando gli interlocutori cambiano, all’inizio è difficile, poi però i risultati vengono.

Come vede il momento economico? Gli ultimi dati congiunturali della Camera di commercio (quarto trimestre 2015) sembravano positivi, tranne che per l’occupazione, sempre ferma.

Sono moderatamente ottimista. C’era stato un rallentamento dell’export, dovuto sopprattutto ai movimenti di alcune monete come il rublo o altre divise dell’America Latina. Ma il dollaro sostiene bene la nostra competitività. Quanto all’occupazione, se cambiano le regole, a livello nazionale, i risultati comunque si vedranno a medio-lungo termine. Intanto aspettiamo la prossima rilevazione del nostro ufficio studi, che dovrebbe arrivare presto.

Ci sono state chiusure di aziende, come la Balducci, dove gli imprenditori sono stati criticati duramente. Come risponde?

Mi dispiace che si dica che degli imprenditori si sono arresi ai primi ostacoli. Gli imprenditori, specie quelli con aziende familiari, fanno di tutto prima di arrendersi.

Se e quando ripartirà la richiesta di manodopera, troverete le professionalità che vi servono nelle scuole?

La formazione del personale è una cosa fondamentale per l’impresa. Il rapporto con le scuole è vitale. Qui a Pistoia da tempo siamo impegnati nel dialogo con le scuole superiori. Nella mia azienda prendiamo regolarmente dei ragazzi dall’Iti per degli stage. L’alternanza scuola-lavoro prevista nella “Buona Scuola” è certamente un passo avanti nella giusta direzione, Del resto Roma non si fa in un giorno.

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