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Pistoia

Il Comune si schiera: «Stop a nuovi vivai»

Il Comune si schiera: «Stop a nuovi vivai»

Nelle indicazioni alla Provincia il no all’occupazione di aree in zone collinari di Pistoia. Chieste fasce di rispetto di 10 metri dalle case per l’utilizzo dei fitofarmaci

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PISTOIA. Nessuna estensione degli spazi per i vivai, le cosiddette “aree vocate ad attività vivaistiche”. È questa la prima, e principale, osservazione che il Comune di Pistoia ha inviato alla Provincia, alle prese con l’adeguamento e l’aggiornamento del Piano territoriale di coordinamento, in sigla Ptc.

L’amministrazione sceglie quindi di mettere un argine alla possibile espansione dell’attività vivaistica, ritenendo che “l'ampliamento di tale perimetro porterebbe ad insediare l’attività vivaistica in aree collinari già molto fragili da un punto di vista sia ambientale che infrastrutturale, oltre che a modificare natura e fisionomia del paesaggio” come si legge in una nota di Palazzo di Giano.

È un segnale che avevano chiesto associazioni ambientaliste e anche comitati di residenti. La scelta nasce nell’ambito del processo di revisione e adeguamento del Ptc, il “maxi-piano regolatore” provinciale, che cerca di dare norme uniformi per tutti i comuni della provincia su una serie di materie-chiave. Approvato per la prima volta nel 2002, il Ptc pistoiese è stato già oggetto di una variante generale nel 2009.

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Ora è arrivato il momento di una nuova revisione, alla luce anche di una serie di leggi arrivate nel frattempo. Tra queste, la regionale 41 del 2012, che si occupa proprio di vivaismo e che rinvia ai Ptc la definizione delle “aree vocate” dove si può aprire un vivaio. I Comuni erano chiamati a dire la loro entro il 16 maggio e Palazzo di Giano ha contribuito ribadendo il no ad ulteriori espansioni.

L'amministrazione comunale ha chiesto anche che il nuovo Piano affronti alcuni aspetti di primaria importanza, come quelli del rischio idraulico, della salute pubblica, delle infrastrutture e della logistica (viabilità) e della tutela del paesaggio. “Sono auspicabili – si legge nel documento inviato dal Comune alla Provincia - misure di tutela per gli insediamenti residenziali sparsi e collocati all'interno di aree vocate all'attività vivaistica anche attraverso fasce di rispetto, ampie almeno 10 metri, nelle quali siano messe a dimora specie di alto fusto che attenuino sensibilmente il passaggio di rumori, polveri e fitofarmaci”.

Nella stessa nota diffusa giovedì 19 maggio, il Comune fornisce i dati sui controlli effettuati contro l’uso indiscriminato dei fitofarmaci in agricoltura. Un impegno in questo senso era stato chiesto nell’ambito dell’Osservatorio sul vivaismo, aperto alle associazioni di settore e ambientalise. “Sulla base di questa attività – si legge – sono stati trattati fino ad oggi 13 casi. Uno di questi si è concluso con un accordo tra Comune e azienda vivaistica interessata per garantire sistematicamente le fasce di rispetto sia delle abitazioni sia del reticolo idraulico. Per un altro caso è stata, invece, elevata una sanzione amministrativa, per altri tre casi riscontrati nel 2016 sono stati adottati provvedimenti prescrittivi”.

“L’attività di coordinamento – dice ancora la nota – è periodicamente sottoposta a verifica... Nel corso dell’ultima verifica, effettuata anche a seguito di insistenti segnalazioni di cittadini circa i possibili effetti dell’uso di fitofarmaci sulla loro salute, i tecnici di Comune, Asl e Arpat hanno condiviso la necessità di potenziare gli strumenti di controllo e coordinamento. In particolare, è stata valutata l’opportunità di riattivare, alla Asl, lo sportello di consulenza per gli operatori del florovivaismo (in modo da sostenere e indirizzare verso l’uso di prodotti sempre meno impattanti), e di attuare la proposta di Arpat di trasformare il registro di campagna da formato cartaceo a formato digitale, con registrazione dei prodotti al momento dell’acquisto”.

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