Il Tirreno

Pistoia

Gian Michele ora rischia il pignoramento

di Tommaso Artioli
Gian Michele ora rischia il pignoramento

Equitalia potrebbe portargli via il furgone speciale che usa per spostarsi. Ma lo Stato finora non lo ha mai risarcito

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AGLIANA. Ancora qualche giorno, poi potrebbe partire la procedura di pignoramento per il pulmino che utilizza per spostarsi. Un mezzo speciale, adattato apposta per consentirgli di muoversi autonomamente.

È l'assurda situazione in cui si trova, suo malgrado, Gian Michele Gangale. Il trentottene aglianese, bloccato su una sedia a rotelle dopo essere stato accoltellato alla spina dorsale il 24 gennaio 2013 nella propria abitazione di Buriano durante una rapina, adesso rischia il fermo di quel mezzo, indispensabile per i suoi spostamenti quotidiani, a causa di un provvedimento di Equitalia.

«Una situazione sconfortante per questo ragazzo», osserva l'avvocato Francesco Michelotti del Foro di Siena, che sta seguendo la vicenda per conto dello stesso Gangale. «Abbiamo scritto a Equitalia - continua Michelotti - chiedendo di sospendere le procedure esecutive a suo carico, avviate per dei pagamenti al fisco non effettuati. Equitalia ha già inviato il preavviso di fermo del mezzo e noi abbiamo cercato di fare presente la situazione del tutto straordinaria in cui si trova Gian Michele Gangale. Abbiamo, inoltre, chiesto un incontro. Il nostro obiettivo è quello di giungere all'annullamento di ogni pendenza con Equitalia».

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Per Gian Michele, anticipa Michelotti, si cercherà far valere l'impossibilità sopravvenuta e non dipendente dalla sua volontà a fare fronte ai pagamenti. Una circostanza che rappresenta un ulteriore capitolo tra le tante difficoltà, anche di carattere economico, che Gangale sta incontrando ogni giorno, da quando ha subito l'aggressione che lo ha condannato a vivere sulla sedia a rotelle, paralizzato dal collo in giù.

Alcuni esempi. La necessità di trasferirsi dalla propria casa di Buriano all'appartamento di Agliana, disposto su un solo piano e più comodo, per il quale però si trova a dover pagare un affitto mensile; le spese relative agli operatori che gli garantiscono l'assistenza continua di cui ha bisogno; le cure e la fisioterapia; gli spostamenti con il pulmino attrezzato. Situazioni che si sommano al mai ottenuto risarcimento stabilito in via provvisionale, dal momento che i suoi aggressori – pur condannati – risultano nullatenenti.

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E lo Stato? Oltre a non averlo protetto adeguatamente, ora non riesce a far nulla per il giovane aglianese? A sostenere Gian Michele nella battaglia per ottenere il riconoscimento di un'indennità come vittima di reato violento, è lo studio legale Frisani di Firenze. «La situazione - spiega l'avvocato Pietro Frisani - è per il momento in standby. A fronte di alcune sentenze che hanno condannato lo stato italiano per non aver applicato la normativa europea sul riconoscimento del risarcimento per le vittime di reati violenti, ce ne sono altre di segno opposto. Adesso siamo in attesa della sentenza della Corte di giustizia in merito. Una volta emessa la sentenza, che speriamo sia favorevole, porteremo avanti la nostra azione finalizzata all'ottenimento di un'indennità».

Alla base di questa e altre vicende analoghe, quello che si configura come un "vuoto normativo". In Italia, chiariscono i legali, nel caso in cui i condannati non possano far fronte alle spese, sono previsti risarcimenti per le vittime di alcune tipologie di reato; risarcimenti che, in altri casi, come in quello di Gangale, attualmente non vengono riconosciuti, nonostante la normativa europea in merito.

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