Italia
Pistoia capitale, l’accusa: mancano trasparenza e partecipazione
Pistoia Domani: è una grande partita per la città e il sindaco non ci coinvolge. Il Comitato deve dotarsi di uno statuto
PISTOIA. «Pistoia Capitale italiana della cultura 2017: chiediamo trasparenza e partecipazione». Si alza unanime la voce del gruppo consiliare Pistoia Domani su una nomina che farà puntare sulla nostra città i riflettori di tutta Italia e non solo.
Proprio per questo i consiglieri cercano un coinvolgimento che abbracci tutti i pistoiesi sulla designazione di marchio, sponsor, iniziative e quant'altro, additando un'amministrazione che, secondo loro, non sta gestendo la situazione in maniera corretta rischiando di far sì che, sempre a detta dei consiglieri, «la nomina a Capitale della cultura possa diventare strumento di una campagna elettorale oramai alle porte».
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«Non siamo coinvolti dal sindaco - esordisce Margherita Semplici, capogruppo di Pistoia Domani - questa è una grande partita per la nostra città. Chiediamo al sindaco Bertinelli, che si è auto-proclamato presidente del Comitato promotore (ricordiamo costituito da Regione Toscana, Comune di Pistoia, Provincia di Pistoia, Diocesi di Pistoia, Camera di Commercio di Pistoia, Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, oltre che dalla stessa Fondazione), di ampliare la partecipazione dell'intero consiglio comunale e dei cittadini. È stato fatto un bando per la scelta del marchio senza un relativo coinvolgimento; per gli sponsor invece ancora non sappiamo niente».
«La funzione del Comitato promotore si è conclusa dopo che la città ha ottenuto il riconoscimento -le fa eco Alessandro Capecchi- non si può pensare che il Comitato, privo addirittura di un proprio statuto, si possa trovare a gestire una posizione così complessa». E Capecchi fa l'esempio di Mantova, Capitale italiana della cultura 2016, per la cui nomina sono seguite problematiche su marchio e sponsor analoghe a quelle che stanno spuntando fuori ora per Pistoia. «Ma a Mantova si è saputo della nomina a dicembre per gennaio -continua- Noi la nomina di Pistoia l'abbiamo saputa un anno prima. A Pistoia, terra di democrazia a parole, nel Comitato promotore c'è un presidente di una banca privata, cioè Colomeiciuc della Cassa di Risparmio: la proprietà del marchio, che avrà un valore economico, deve essere attribuita alla Fondazione? Ma chi lo ha deciso? Il marchio deve appartenere all'intera città. Noi chiediamo o che il Comitato si fornisca di uno statuto o che si crei un organo ad hoc».
Altro punto delicato sono le iniziative legate sempre alla nomina. «Chi le sceglierà? -prosegue Capecchi- in nessun'altra città ci sono dietro comitati che hanno finalità di lucro. Non si possono utilizzare finanziamenti privati per iniziative pubbliche. Tutto viene gestito dal Comitato promotore e dalle segreterie del sindaco. Per questo chiediamo di aumentare i livelli di trasparenza e di partecipazione perché il consiglio deve essere reso più consapevole».
Altra questione i requisiti per l'ideazione del marchio richiesti nel bando. «Cosa significa professionisti del settore? -commenta Alessandro Tomasi- abbiamo chiesto più volte che nel bilancio ci fosse una voce 'sponsorizzazioni', cosa mai avvenuta. Proponiamo anche che, quando avremo 5-10 scelte, sia tutta la città a votare online il marchio finale».
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