Sicurezza
Il cuore del bidello non ha retto alle accuse
È morto a casa sette ore dopo l’arresto l’uomo denunciato per violenza sessuale da una studentessa
PISTOIA. Il suo cuore non ha retto. Inutile la richiesta di aiuto inoltrata dalla madre al 118. Per oltre un’ora i sanitari hanno cercato di rianimarlo prima di essere costretti a desistere e a dichiarare l’avvenuto decesso. È morto così, venerdì sera poco dopo le 21, il bidello cinquantacinquenne che all’ora di pranzo, mentre si trovava ancora in servizio in un istituto superiore cittadino, aveva ricevuto la notifica di un ordine di custodia agli arresti domiciliari da parte dei poliziotti della sezione della Squadra mobile che si occupa dei reati contro i minori. Ed è difficile non mettere in relazione il decesso con questo provvedimento restrittivo, chiesto dal sostituto procuratore Claudio Curreli e autorizzato dal giudice per le indagini preliminari Alessandro Buzzegoli. Un provvedimento per un reato infamante: violenza sessuale su una studentessa di sedici anni. Un’accusa ed un provvedimento che devono aver scioccato e non poco il bidello che, già mentre da scuola veniva condotto in questura per le necessarie formalità richieste dalle procedure per la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare, è parso “smarrito e spaesato”. Alle 14 l’uomo è stato accompagnato a casa dai poliziotti.
Uno stato mentale che evidentemente ha continuato a tormentarlo e a macerarlo per ore fino a quando il cuore non ha retto e, mentre era in casa con i suoi anziani genitori, ha accusato il malore fatale. Nei suoi confronti un’accusa pesante, ovvero quella di aver palpeggiato e accarezzato “anche nelle parti intime” una studentessa dell’istituto in cui prestava servizio. Un’accusa per la quale non potrà più difendersi, e per la quale non potrà più dire la sua, di verità. Restano così le verità dichiarate dalla studentessa che l’ha denunciato e dalle testimonianza raccolte in circa un mese di indagini da parte del personale della Squadra mobile di Pistoia. Una denuncia precisa e circostanziata, quella della studentessa, che lo aveva raccontato ai genitori e alla preside prima di mettere nero su bianco davanti agli investigatori. E precise erano anche le varie testimonianza raccolte dai poliziotti su un comportamento non sempre consono al rapporto fra un bidello di cinquantacinque anni e studentesse minorenni, oggetto di battute e apprezzamenti molesti. Un comportamento che l’uomo aveva da tempo, se è vero che era stato oggetto di vari provvedimenti disciplinari ed era anche stato oggetto di trasferimento da altri istituti. Ma la morte del “presunto” reo ha fatto estinguere il reato e questa storia entra di diritto nell’eterno oblio.
Pasquale Petrella
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