Sicurezza
Si vendevano le lapidi e gli arredi dei cimiteri di Pistoia
In tribunale parla uno dei finanzieri autori delle indagini che hanno portato ai 41 capi di accusa
PISTOIA. «Mi importa un c… dei trenta euro che mi dà la Manutencoop. Io devo stare lì, la gente mi deve vedere". Si esprimeva così Guido Tesi, ex dipendente della società emiliana che per un certo periodo ha gestito i cimiteri comunali, mentre spiegava al telefono a Stefano Lupi, marmista di Prato, il perché andava al cimitero anche il sabato e la domenica, o vi si intratteneva durante la settimana ben oltre l'orario di lavoro per il quale era pagato. La conversazione è stata riportata in aula da uno dei finanzieri della polizia giudiziaria che ha svolto le indagini e che martedì 3 maggio ha risposto alle domande del pubblico ministero Fabio Di Vizio, davanti al tribunale presieduto da Luca Gaspari. E' infatti entrato nel vivo il processo che vede dodici imputati: dieci tra operatori cimiteriali e imprenditori del settore, oltre a un ispettore del Comune (ex addetto ai controlli cimiteriali) e a un assistente della polizia municipale. Dodici imputati che devono rispondere a vario titolo dei reati che vanno dalla soppressione e distruzione di cadavere, al peculato, dalla violazione di sepolcro, all'abuso d'ufficio, dall'omessa denuncia al falso, per un totale di quarantuno capi di imputazione.
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L'udienza è stata dedicata alla testimonianza del finanziere che ha riportato i punti salienti dell'indagine fatta di intercettazioni telefoniche, appostamenti, pedinamenti e le perquisizioni finali con sequestro dei corpi di reato. In sostanza l'accusa ha fatto emergere un quadro desolante della gestione del cimitero dove ci sarebbe stato un vero e proprio commercio di lapidi e arredi funebri usati e riciclati oltre a salme smembrate e infilate in sacchi della spazzatura e "parcheggiati" nel deposito cimiteriale.
A dare il via all'indagine sono state tre denunce. La prima è stata quella di una vedova che era andata nel cimitero di Valdibrana per fare un'ultima visita sulla tomba del marito quindici giorni prima della data indicata per l'esumazione. Ma, con sua sorpresa, al posto della tomba del marito c'era già sepolto un altro defunto. Chiese spiegazioni all'ispettore comunale Nicola Ulivi che fece intervenire Guido Tesi che si presentò con dei sacchetti in cui, avrebbe detto, c'erano i resti dell'uomo che, a suo dire erano stati depositati dopo l'esumazione in una stanza dello stesso cimitero.
La seconda denuncia raccontava di un pistoiese che aveva espressamente chiesto di essere avvertito dell'esumazione dei resti della madre tumulata nel cimitero della Misericordia, visto che aveva avuto dei problemi in occasione di quella del padre. I resti avrebbero poi dovuto essere posti nel loculo nel cimitero della Vergine dove già si trovavano quelli del nonno e del padre. Anche in questo caso fu avvertito a cose fatte e lui decise di chiedere una ispezione del loculo per verificare se effettivamente i resti della madre erano stati lì riposti. L'ispezione dette esito negativo e quindi partì la denuncia.
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La terza segnalazione arrivata negli uffici della polizia giudiziaria parlava di sparizione degli arredi funebri da una tomba in seguito, anche qui, all'esumazione dei resti del defunto. I finanzieri decisero quindi di mettere sotto controllo il telefono del principale indiziato: Guido Tesi ed emerse così tutta la rete del malaffare che circondava la gestione dei cimiteri comunali.
Dalle indagini - secondo gli investigatori - emerge che dopo le esumazioni, le lapidi e gli arredi funebri venivano messi da Tesi, con la complicità degli altri indagati, in tre punti precisi: "Il primo era rappresentato da una stanza chiusa a chiave nel cimitero Sant'Angelo, per quegli arredi che Tesi poteva riciclare da solo e dove fa affari con Stefano Lupi - ha spiegato il finanziere - Il secondo era la ditta Pisaneschi dove portava le tombe che avevano bisogno di macchinari per essere rimodellate, il terzo era un'area recintata accanto al negozio di fiori davanti al cimitero comunale di proprietà di Gerardo Delle Rose». L’udienza fiume si è fermata prima delle 13 e il processo è stato aggiornato al prossimo mese di settembre.
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