Sicurezza
Hitachi, primo sciopero con presidio ai cancelli
L’iniziale protesta sulle progressioni si estende alle relazioni sindacali quando la direzione rifiuta di incontrare la delegazione della rsu
PISTOIA. Hitachi Rail Italy deve fare i conti con la prima vera protesta maturata all’interno dello stabilimento di via Ciliegiole. S’interrompe così una luna di miele durata sette mesi, da quel 24 settembre quando fu raggiunto l’accordo finale sull’acquisto dell’ex AnsaldoBreda da parte del colosso giapponese.
In realtà i malumori covano già da quel tempo, dopo alcune decisioni - vedi quella sulla ridiscussione delle pause durante l’orario di lavoro - che non sono piaciute a lavoratori e sindacati. Ieri mattina il casus belli è arrivato dal mancato passaggio di livello della maggior parte dei lavoratori, o quanto inferiore alle attese e i rappresentanti sindacali hanno subito proclamato un’ora e mezzo di sciopero, dalle 9,30 alle 11. La situazione però ha preso un’altra piega e la protesta è andata al di là di una contestazione sulle progressioni, portando ad un vero blocco delle relazioni sindacali. Il presidio ai cancelli da parte di 200 dipendenti fra operai e impiegati, secondo i sindacalisti (non più di 115 per l’azienda), con blocco della portineria e del passaggio di merci, è stato deciso dopo che la direzione ha rifiutato di incontrare la delegazione della Rsu e meno che mai i lavoratori. Un atteggiamento inconsueto nella storia dello stabilimento e nelle abitudini dei dipendenti, ancor più decisi e fermi nel proseguire la protesta quando sono arrivati ai cancelli alcuni poliziotti in borghese della Digos, che hanno invitato i dipendenti Hitachi e tornare in fabbrica perché impedire il passaggio di persone e merci all’ingresso si configura come un reato. La protesta è stata sospesa, ma lo stato di agitazione prosegue.
«L’atteggiamento di Hitachi di rifiutare il confronto è grave e incomprensibile - ha detto Daniele Ferri della Fiom Cgil - In trent’anni che sono qui è la prima volta che avviene. Non riusciamo a discutere con l’azienda se non ai tavoli nazionali. Riteniamo che sia un dovere da parte della direzione illustrarci almeno i motivi per i quali, dopo tanti sforzi operati dai lavoratori per la rinascita di questo stabilimento, viene riconosciuto un miglioramento di livello solo per una trentina di loro, fra operai e impiegati. Ci hanno detto di aver messo in campo un sistema meritocratico di valutazione, ma senza dirci qual è e pensiamo che dipendenti e sindacalisti abbiamo il diritto di conoscerlo».
«Abbiamo voluto dare un messaggio chiaro all'azienda - aggiunge Marco Fontana, coordinatore della Rsu - che le relazioni sindacali sono importanti. Sbaglia l'azienda a non riceverci. In questo stabilimento abbiamo creato professionalità negli anni, i lavoratori hanno dimostrato che messi in grado di lavorare, operai e impiegati, possono raggiungere obiettivi importanti, come è stato quello dell'Etr 1000. In questo momento noi volevamo discutere un ragionamento completo di relazioni, dalla sicurezza alla meritocrazia. Il fatto che l'azienda non ci abbia ricevuto è un problema che porteremo a tutti i tavoli».
«La mancata discussione sui passaggi di categoria è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso - dice Enrico Alberghini dell’Ugl - l'aspetto più grave è l’atteggiamento di chiusura da parte di Hitachi e il modo in cui gestisce le relazioni sindacali e i rapporti con i dipendenti. Hitachi ha comprato questo stabilimento, ormai da parecchi mesi, ma ad oggi ancora Hitachi non si vede e lo stabilimento ancora gestito dal vecchio management, sia pur ridotto, che probabilmente ha anche poche indicazioni da parte del gruppo giapponese».
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