Il Tirreno

Pistoia

"Hitachi disponibile al confronto purché sia corretto"

Francesco Albonetti
Ernesto Martinelli, direttore del personale di Hitachi a Pistoia e il presidio dei dipendenti ai cancelli della fabbrica
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Ernesto Martinelli, direttore del personale di Hitachi a Pistoia e il presidio dei dipendenti ai cancelli della fabbrica

Pistoia, il direttore del personale dello stabilimento di via Ciliegiole replica alle accuse dei dipendenti ancora in stato di agitazione

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PISTOIA. Hitachi Rail Italy deve fare i conti con la prima vera protesta maturata all’interno dello stabilimento di via Ciliegiole. S’interrompe così una luna di miele durata sette mesi, da quel 24 settembre quando fu raggiunto l’accordo finale sull’acquisto dell’ex AnsaldoBreda da parte del colosso giapponese. Se i dipendenti protestano, l’azienda Hitachi contesta i contenuti, ma soprattutto i modi della protesta, che definisce «un po’ arcaici». E invita tutti a riportare quel clima armonioso che ha accompagnato la prima fase dello sbarco dell’azienda in Italia e nello stabilimento di via Ciliegiole.

«C’è stato fin dall’inizio un grande rispetto del territorio, che ha riposto tante aspettative e ha colto anche tante opportunità in questa operazione, a cui ciascuno deve contribuire - spiega Ernesto Martinelli, direttore del personale - Non vorremmo che passassero messaggi sbagliati e fuorvianti, dentro e fuori dall’azienda». Le relazioni sindacali. L’azienda si dice favorevole «al confronto e allo sviluppo delle relazioni sindacali, ma devono fondarsi sulla correttezza. Non è scontato che un’azienda straniera dopo pochi mesi decida di rivedere gli ingaggi sulla base del merito e della professionalità, eppure lo ha fatto. Ma non è possibile fare una politica di sviluppo professionale a pioggia e non è possibile dare tutto subito. I premi, attraverso aumenti retributivi, passaggi di livello contrattuali e importi una tantum, hanno riguardato il 13-14% della popolazione aziendale ed è probabile che altri ne verranno dati in seguito. Sappiamo che i sindacati hanno storto il naso rispetto agli “una tantum”, ma si tratta sempre di riconoscimenti delle professionalità, come avviene in ogni azienda».

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Premi e incentivi non sono strumenti contrattuali. L’azienda ci tiene a rimarcare che le decisioni di politica meritocratica sono «appannaggio esclusivo dell’azienda. Già fare sciopero su questo tema è un’anomalia». Rapporti coi sindacati nazionali: perché. È uno degli aspetti che viene rimproverato ad Hitachi. «Abbiamo aperto un tavolo coi sindacati a livello nazionale perché è necessario procedere con percorsi di armonizzazione ed efficientamento fra i tre siti nazionali di Hitachi. Lo abbiamo fatto sul tema delle pause in orario di lavoro, trattativa peraltro ancora in corso e non conclusa». La Digos. Martinelli nega che sia stata l’azienda a chiamare la Digos: «Siamo grati alla polizia per ilo supporto totale che ci assicura, ma non siamo stati noi a chiamarla».

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