Il Tirreno

Pistoia

Le fecero svendere tre case, condannati

Pasquale Petrella
L'aula di San Mercuriale dove si è svolto il processo (foto Gori)
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L'aula di San Mercuriale dove si è svolto il processo (foto Gori)

Marito, moglie e il figlio di quest’ultima sono stati riconosciuti colpevoli di concorso in circonvenzione di incapace

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PISTOIA. Il giudice monocratico Roberto Tredici è andato anche leggermente oltre le richieste di condanna fatte dal pubblico ministero e supportate dall’avvocato di parte civile Ambrogio Fallara. La sentenza parla di quattro anni e un mese di reclusione più duemila euro di multa e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni per Graziano Benedetto di 48 anni, due anni e sei mesi di reclusione più 450 euro di multa per la moglie Federica Benedetti di 53 anni e due anni (pena sospesa condizionalmente) per il figlio di quest’ultima, Andrea Mazzara di 30 anni. Il giudice li ha inoltre condannati al risarcimento del danno da quantificare in sede civile stabilendo comunque una provvisionale immediatamente esecutiva di diecimila euro oltre al pagamento delle spese processuali quantificate in novemilacinquecentosessanta euro. Per tutti e tre gli imputati difesi dagli avvocati Fausto Malucchi ed Elena Baldi, l’accusa parlava di concorso in circonvenzione di incapace al fine di procacciarsi un ingiusto profitto, facendole “svendere” tre immobili di proprietà, uno a Castiglioncello, uno a Fiumalbo nel modenese ed un altro a Momigno sulle colline pistoiesi, nel giro di pochissimi mesi.

I fatti risalgono al 2008 e, secondo quanto ricostruito durante il processo, la vittima della circonvenzione stava attraversando un brutto periodo dettato sia dalla separazione dal marito che le avrebbe lasciato da gestire alcune situazioni patrimoniali debitorie, sia per un procedimento disciplinare personale che l’aveva portata alla sospensione dal lavoro e quindi anche dallo stipendio. A tutto questo, secondo l’avvocato Fallara, la sua cliente avrebbe aggiunto un disturbo bipolare con scompenso psichico che la portava ad essere seguita da uno psicanalista. E, sempre secondo la difesa della donna, i tre imputati proprio approfittando di questa serie di difficoltà economiche e psicologiche, le avrebbero fatto credere che avrebbe potuto perdere tutto il suo patrimonio immobiliare se non lo avesse monetizzato velocemente.

Gli immobili di Fiumalbo e di Castiglioncello sono stati venduti per quarantamila euro ciascuno, mentre quello di Momigno fu venduto per sessantamila euro e questa vendita entra nel processo anche perché l’acquirente è Andrea Mazzara che due mesi dopo lo rivende a novantatremila euro. Graziano Benedetto è quello che accompagna la donna in tutte le trattative e, a volte, anche dallo psicologo. Federica Benedetti avrebbe fatto da tramite col figlio per fargli acquistare l’immobile di Momigno. Ed ecco, secondo l’accusa, provato il concorso dei tre.

L’avvocato Fausto Malucchi, nella sua arringa difensiva, ha cercato di smontare la linea dell’accusa facendo notare al giudice che la donna avrebbe venduto anche un altro immobile che aveva a Bolzano ma che, stranamente, questa vendita non è stata inserita nel processo. Ha anche fatto presente la stranezza sul fatto che solo l’acquirente di uno degli immobili - “svenduti” secondo l’accusa - sarebbe finito imputato e non lo sarebbero stati gli acquirenti degli immobili a Castiglioncello e a Fiumalbo. Ed infine che era molto opinabile l’ipotesi di svendita degli immobili visto che, secondo quanto dichiarato in una precedente udienza dall’acquirente dell’immobile a Castiglioncello, altri avrebbero acquistato immobili analoghi confinanti al suo ad un prezzo anche notevolmente inferiore. Sulla base di tutte le considerazioni l’avvocato aveva chiesto l’assoluzione per tutti e tre gli imputati perché il fatto non sussiste. Il giudice ha però deciso di credere alla versione del pubblico ministero e della parte civile ed ha emesso sentenza di condanna.

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