Il Tirreno

Pistoia

Il sindaco: la gioia della Liberazione contro le paure razziste di oggi

Il sindaco: la gioia della Liberazione contro le paure razziste di oggi

Pistoia, l'intervento di Bertinelli alle celebrazioni per il 25 aprile in piazza della Resistenza

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PISTOIA. La festa per la liberazione dal nazifascismo, settantuno anni fa, contrapposta alla paura di oggi per un terrorismo islamista che spinge a costruire muri, anzichè ponti, sulle Alpi. Si è sviluppato tra questi due poli il discorso con cui il sindaco, Samuele Bertinelli, ha celebrato ieri l'anniversario della Liberazione, davanti al monumento ai caduti di piazza della Resistenza. Un intervento seguito da un centinaio di pistoiesi, in prima fila i rappresentanti delle associazioni partigiane e di ex combattenti, insieme alle autorità (il prefetto Angelo Ciuni, il presidente della Provincia Rinaldo Vanni, la deputata Caterina Bini, i consiglieri regionali Niccolai e Baldi) e ai militari (il picchertto d'onore era costituito da parà del reggimento Nembo).

Bertinelli è partito dal ricordo: il primo 25 aprile, quello del 1945, fu un giorno di festa per tutto il paese, con la fine della guerra e della dittatura fascista. Festa nonostante i morti e le tragedie appena avvenute, anche a Pistoia. Il sindaco ha ricordato i nomi dei martiri della Fortezza, morti per aver rifiutato di arruolarsi sotto le bandiere della Repubblica sociale italiana, e quello di Silvano Fedi. Ma anche (non senza emozione, lui padre da poco),  la targa posta dal Comune proprio in piazza della Resistenza a ricordo dei venti bambini ebrei impiccati ad Amburgo dopo essere stati usati come cavie umane dai nazisti. E l'altra targa, posta in ricordo del "Porrajmos", la strage di uomini e donne Rom e Sinti nei campi di sterminio. Un pensiero è andato infine ad Aldo Micheletti, il "Biondino", capo partigiano morto nei giorni scorsi.

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La Resistenza italiana, come ha ricordato il sindaco, fu parte di un fronte internazionale più grande. "Popoli diversi furono solidali nel desiderio di un mondo nuovo, di un futuro di pace. E' in questa vicenda collettiva, in questo afflato e anelito corale, che trova la sua radice il sogno di un'Europa democratica e unita". Un'Europa forte e federale, come la avevano immaginato gli estensori del manifesto di Ventotene nel 1941, e come iniziò a costruirsi con i trattati di Parigi (1951, nascita della Comunità europea del carbone e dell'acciaio), di Roma (1957, nascita della Cee), fino al trattato di Lisbona del 2007.

Ora invece, spinti dalla paura del terrorismo fondamentalista, c'è chi si è messo a costruire muri sulle Alpi.  "Non può essere questa l'Europa - ha detto ancora il sindaco - e se consentissimo davvero che fosse questa, tradiremmo la memoria, le ragioni e le passioni di quanti lottarono e spesso perirono, proprio per fare del nostro un continente di pace e democrazia". Bertinelli ha duramente attaccato chi ("demagogo cinico e irresponsabile") dipinge un'Europa vittima di una guerra di religione e si dimentica che quasi tutti i giorni il terrorismo di matrice islamista uccide e massacra in tutto il mondo, dall'Africa all'Asia. 

E allora? "Sappiamo bene, proprio perché la storia gloriosa che oggi celebriamo ce l'ha insegnato, che l'odio, la violenza, la propaganda razzista non soltanto sono orribili e ingiuste in sé, ma non risolvono affatto le difficoltà". L'unica strada è tornare allo spirito della Liberazione, alla speranza di quei giorni, descritta citando un corso dello storico Lucien Febvre al College de France: "Ci vuole un mondo che abbatta le sue barriere autarchiche. L'autarchia è la guerra". Oppure "Eravamo ridiventati uomini" di Norberto Bobbio, che descrive quel 25 aprile di 71 anni fa: "Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi. Quel giorno, amici, abbiamo vissuto una tra le esperienze più belle che all'uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà".

 

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di Redazione web