Gioco
Bollette Publiacqua, si apre la fase della conciliazione
Il 3 maggio Federconsumatori incontrerà la società per discutere 60 ricorsi sugli addebiti per fognatura e depurazione
PISTOIA. Sono 1.162 in provincia i pistoiesi che si sono visti addebitare costi in bolletta per degli impianti che ancora non esistono. Per 60 utenti che hanno presentato ricorso alla Federconsumatori Cgil si apre uno spiraglio: è infatti convocato per il 3 maggio in Regione un tavolo di conciliazione. Da una parte il dottor Matteo Colombi, dirigente di Publiacqua. Dall’altra Franco Sandretti, segretario provinciale Federconsumatori, insieme all’avvocato messo a disposizione dalla Cgil regionale.
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I 60 ricorsi verranno vagliati, uno per uno, tentando di arrivare a un punto d’incontro. Due riguardano utenze di Cireglio, 22 le Piastre e il resto il comprensorio pistoiese. Per un tavolo di conciliazione che affrontasse i casi di Cireglio e Le Piastre si è mosso il Comune, attraverso il vicesindaco Daniela Belliti, che il 6 aprile ha incontrato i cittadini in un incontro organizzato dalle Pro loco.
Per i casi che non dovessero trovare soluzione il 3 maggio, la Federconsumatori intende giocarsi la carta Ait: Autorità idrica toscana. «E se non avremo i risultati sperati nemmeno lì andremo per via giudiziale. Un’ipotesi questa - commenta Sandretti - che non so quanto convenga a Publiacqua».
Se una cosa le assemblee che da gennaio ad oggi si sono svolte in provincia l’hanno fatta capire è che la comunicazione non è mai stata il forte della partecipata del servizio idrico. «Stiamo seguendo una quindicina di ricorsi - spiega Denise Domenichelli, segretaria provinciale di Adiconsum - Sto valutando le pratiche e nei prossimi giorni deciderò quelle per cui tentare la conciliazione. Ritengo che con un po’ di chiarezza in più non si sarebbe sollevato tutto questo polverone. Messe di fronte a spiegazioni ragionevoli, tutte le persone con cui ho parlato, sarebbero anche state disponibili a pagare. Se in bolletta fosse stato scritto “Acconto per lavori da realizzare” e non “quota depurazione” quando la depurazione non c’è, questa scelta aziendale poteva anche essere compresa. Non così».
Publiacqua è al centro di polemiche da metà gennaio. Il nemico in bolletta si chiama “tariffa D2” ed è la voce con cui gli utenti pagano i costi di progettazione degli interventi (tubazioni, potenziamento dei depuratori) che sono in programma nella loro zona. Una voce che si paga, quindi, anche se non si è allacciati alla fognatura ma si ha soltanto una fossa settica. Naturalmente è previsto dalla normativa, non è un’invenzione di Publiacqua: ma è grazie a questa D2 che 1.162 utenti pistoiesi si sono visti addebitare costi in bolletta per degli impianti che non esistono ancora. Particolarmente tesa la situazione alle Piastre dove, afferma Sandretti, Publiacqua ha realizzato alcuni anni nell’area del parcheggio del paese un impianto di spinta che prende però solo una fogna. «In pratica sono due le famiglie che dovrebbero pagare l’addebito in bolletta. A nessuna delle altre famiglie è stato comunicato che era necessario allacciarsi».
Attualmente la Federconsumatori sta seguendo, oltre i 60 ricorsi contro gli aumenti in bolletta, una decina di utenti a cui Publiacqua ha inviato avvisi di morosità. «Persone che - spiega Sandretti - hanno deciso di pagare la bolletta scorporando l’importo dei costi di progettazione per lavori ancora non fatti, senza prima presentare ricorso contro la tariffa D2. Publiacqua ha inviato loro gli avvisi di morosità».
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