Il Tirreno

Pistoia

Il vecchio albergo diventa Ecovillaggio

di Eleonora Ferri
Il vecchio albergo diventa Ecovillaggio

Una scommessa partita sei anni fa: vita in comune all’insegna dell’autoproduzione, del riciclo e della condivisione

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PISTOIA. Arrivato a cinquant'anni, Massimo, agronomo pistoiese, decide di cambiare vita. Ha conosciuto per vie traverse le esperienze di alcuni ecovillaggi sparsi in Italia, che praticano uno stile di vita comunitario lavorando la terra in maniera ecologica, etica e sana. È questa la vita che sceglie. E il primo luglio del 2010, insieme all’amico Paolo, dipendente delle Poste, affitta una vecchia villa sulle colline sopra Piteccio, e fonda l’Ecovillaggio Ciricea.

Un luogo dove si convive insieme ad altre persone, si autoproduce il più possibile il cibo grazie agli orti e alle coltivazioni, si pratica il riciclo e la riduzione dei consumi. Uno stile di vita alternativo a quello delle città e a quello monofamiliare.

«Siamo partiti in quattro, in quella villa sul fiume Ciricea (dal latino cerasus, che significa ciliegio), ho investito 20.000 euro per avviare il progetto» racconta Massimo Bandini, uno dei fondatori, mentre prepara il caffè con «l'acqua buona di quassù» nella cucina comune del piano terra, in cui ogni oggetto emana una storia di riciclo o creatività.

Dal 2015 l’ecovillaggio si è spostato in un vecchio albergo abbandonato a Villa di Piteccio, che i membri di Ciricea hanno preso in affitto e stanno ristrutturando: 750 metri quadrati di edificio (13 camere per le persone della comunità e 4 per gli ospiti), 600 metri quadrati di terreno dedicato agli orti e un ettaro di bosco. Oggi sono 13 le persone, dai 21 ai 58 anni, ad abitare qui insieme. «Ma ogni settimana arrivano sempre nuove richieste per poter fare tappa o entrare a far parte dell’ecovillaggio».

Ogni abitante fisso versa una quota base per tutte le spese di gestione. Ma perché fare questa scelta di vita?

«Si coopera, non si fa competizione, ci si aiuta, si cresce dal punto di vista personale e spirituale conoscendo sé stessi attraverso gli altri. Ed è anche un percorso etico: cerchiamo di non buttare via niente, di autoprodurre il più possibile e utilizzare energie rinnovabili».

Una vita quotidiana diversa da quella tradizionale cittadina, ma non poi così distante. All’ecovillaggio quasi tutti hanno un lavoro e la tecnologia non è bandita: si usano computer, cellulari, social network e vengono rispettate le diversità, anche in cucina. «Qualcuno va a lavoro, io sono agronomo, Paolo lavora alle Poste, Silvia fa l’educatrice, Margherita la cuoca vegana - spiega Massimo - Usiamo tranquillamente la tecnologia e internet e, anche se la televisione è stata bandita, spesso guardiamo insieme documentari o film, approfondendo temi. In cucina invece abbiamo deciso di praticare una dieta vegetariana, ma non siamo tutti vegetariani, e chi vuole cucinarsi la carne può farlo nell'altra cucina».

Rispetto delle diversità, ma anche la volontà, come recita lo statuto di Ciricea, “di riscoprire valori come il contatto umano sincero, creando un contesto di calore familiare e un’atmosfera protetta dove ci si sente supportati e amati”.

Un punto che sembra funzionare, come spiega Silvia, mamma di 37 anni che vive a Ciricea da circa un anno, insieme alla sua figlioletta: «Secondo me è un nuovo modo di concepire la famiglia e una trasformazione utile alla società, i bambini hanno più modelli di riferimento diversi, ed è una cosa positiva in un ambiente in cui c'è condivisione e l'aiuto quotidiano degli altri».

«Io ho lasciato la mia casa a Firenze e ho iniziato a girare varie comunità in Italia - spiega Simone, 40 anni - perché c'è un grado di libertà più alto. Ma è anche difficile vivere insieme ad altre 12 persone, sei continuamente in gioco ed è un grosso lavoro che si fa con sé stessi».

Vivere insieme non è facile, ma possibile. All’ecovillaggio gli abitanti si organizzano in piccoli gruppi, ognuno si occupa di qualcosa (dalla coltivazione alla comunicazione). Ogni settimana viene convocato un “cerchio di condivisione”, durante il quale la comunità prende decisioni collettive, costruisce progetti e risolve eventuali conflitti.

Nella rustica e accogliente cucina di Ciricea si mangia ciò che si coltiva, e quello che manca viene comprato da produttori biologici o gruppi di acquisto solidale. Vengono autoprodotti saponi, cosmetici, oli, detersivi, bicchieri e molto altro. Alcune delle ragazze creano gioielli, esposti proprio all’entrata dell'edificio. Sono molte le attività e gli eventi, anche aperti ai visitatori, che Ciricea organizza e promuove su varie culture e tradizioni. Non ultima la serie di appuntamenti che hanno visto ospiti dell’ecovillaggio i monaci tibetani.

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