Finanza
Inceneritore sotto inchiesta, i gestori si difendono: fummo noi a far fermare l’impianto
Montale, il Cis aspetta con fiducia la conclusione delle indagini della procura di Pistoia sugli sforamenti. Soddisfazione tra i comitati
PISTOIA. «Ci sono indagini in corso ed è giusto che vadano avanti. Ci preme sottolineare che, quando ci furono gli sforamenti la scorsa estate, fummo noi come Cis, con i sindaci dei Comuni proprietari, a chiedere al gestore di fermare l'impianto in attesa dei risultati delle analisi di Arpat».
Commenta così il presidente del Cis, Edoardo Franceschi, la notizia dell'inchiesta in corso sull'impianto di via Tobagi. Il fascicolo è stato aperto contro ignoti dalla Procura della Repubblica di Pistoia: omissione di atti d'ufficio e violazione della legge sull'inquinamento ambientale i reati ipotizzati. Al centro dell'indagine gli sforamenti nelle emissioni di diossine e furani registrati tra luglio e agosto 2015 e l'eventuale danno alla salute dei cittadini e all'ambiente causato dall'impianto.
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Le reazioni, all’indomani della diffusione della notizia, si moltiplicano. A parlare sono, infatti, comitati di cittadini e gruppi di opposizione dei Comuni interessati dall'attività dell'impianto. «Insieme agli altri gruppi di opposizione dei Comuni di Agliana, Montale e Quarrata - ricorda Alberto Guercini (Agliana in Comune) - abbiamo partecipato alla redazione e alla firma dell'esposto in cui chiedevamo delle risposte sull'accaduto che non abbiamo ottenuto dalle amministrazioni. Ora dovrà essere la magistratura a fare chiarezza sulla vicenda e verificare eventuali responsabilità».
«Soddisfazione mista a inquietudine»: è con questo stato d'animo che il Comitato per la chiusura dell'inceneritore di Montale apprende dell'inchiesta in corso. «E' noto a tutti - scrivono i rappresentanti del comitato - che le ricadute di inquinanti altamente tossici si sono verificate in un periodo di tempo prolungato. Tutto questo è successo dopo e nonostante la condanna dei vertici del Cis per l'inquinamento del 2007 e le denunce formalizzate per iscritto ai sindaci dei quattro Comuni soggetti alle ricadute nell'estate del 2014. Auspichiamo che la Procura provveda finalmente a fare luce anche sull’episodio degli sforamenti dell'estate scorsa».
Ad inviare un esposto, nei mesi scorsi, anche il gruppo "IononCISto". «La preoccupazione per il possibile pericolo per la popolazione - fanno sapere i rappresentanti del gruppo - sottolineato dalle relazioni degli enti di controllo preposti Arpat e Asl, l'evidenza di non ottemperanza delle prescrizioni Aia, di cui all'ordinanza provinciale n. 788 del 24.06.2014, le stesse considerazioni conclusive della Asl con cui si affermava che “ad oggi le cause del superamento non risultano ancora chiarite”, ci indussero a presentare l'esposto».
«Arpat e Asl - sottolineano i 5 Stelle di Agliana - evidenziarono all’epoca le lacune e il mancato rispetto di molte procedure da parte di Ladurner. Le amministrazioni, allora come adesso, fanno spallucce e tacciono, rimanendo inerti di fronte a tutto ciò. Il fatto che l'inceneritore abbia messo a repentaglio la salute dei cittadini più di quanto non faccia quotidianamente da ormai 30 anni non li ha scossi. Nonostante i gravi fatti accaduti, protendono per lasciare la gestione dell'impianto ancora a Ladurner».
«L'amministrazione locale, la giunta regionale e gli organi tecnici - sostengono i consiglieri regionali del gruppo Si Toscana a Sinistra, Tommaso Fattori e Paolo Sarti - sapevano di una situazione insostenibile, avevano sotto mano studi e dati ufficiali preoccupanti, erano stati testimoni degli sforamenti della scorsa estate, ma hanno fatto finta di niente».
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