Il dolore
Vignole e Masiano, banche verso la fusione
I due istituti di credito cooperativo pronti ad unirsi: un bacino di 8.000 soci dalla Piana alla Montagna pistoiese
QUARRATA. Dopo il matrimonio saltato, praticamente all’altare, con la Banca di Pescia, ecco che per la Banca di credito cooperativo di Vignole e della Montagna pistoiese sembra vicino un altro progetto di fusione: i consigli di amministrazione di Vignole e della Banca di Masiano hanno deliberato all'unanimità l'avvio di un progetto di fusione.
Il primo passo del progetto ha riguardato la definizione della dichiarazione d'intenti, sottoscritta dai presidenti Giancarlo Gori (Bcc Vignole e Montagna pistoiese) e Pier Maria Baldi (Banca di Masiano) il13 aprile. Nei prossimi giorni, spiega in una nota l’ufficio stampa della Bcc di Vignole, saranno avviate le necessarie attività di verifica, il cui esito positivo permetterà di procedere alla stesura del Piano industriale da sottoporre all'organo di vigilanza assieme alla richiesta autorizzativa. Una volta acquisito il benestare della Banca d'Italia, il progetto sarà sottoposto all'approvazione delle rispettive assemblee straordinarie dei soci.
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Da Prato, Agliana, Quarrata, fino a coprire anche l’altro versante della Piana pistoiese con Masiano, Bonelle, Ramini, Bottegone. E poi la Montagna pistoiese. Una nuova realtà bancaria con più di 8.000 soci, punto di riferimento per gran parte dei vivaisti provinciali. E inoltre: raccolta diretta per oltre 960 milioni di euro, raccolta indiretta (amministrata e gestita) per 300 milioni, impieghi a clientela per 900 milioni, un patrimonio di oltre 112 milioni e un Cet 1 del 16,62%. Attraverso 23 sportelli dislocati in 11 comuni e la collaborazione di 224 dipendenti, il nuovo istituto di credito, prosegue la nota della Bcc di Vignole, potrà garantire maggiore sostegno alle famiglie e alle imprese socie, favorendo una crescita responsabile e sostenibile del territorio in cui opera e nel quale profondamente si riconosce.
La fusione potrebbe lenire lo smacco subìto a ottobre con il brusco dietrofront della Banca di Pescia. Dall’unione dei due istituti sarebbe dovuta nascere la Vpm Banca di credito cooperativo di Vignole, Pescia e Montagna pistoiese - società cooperativa. In una stringata nota Pescia comunicò, pochi giorni prima della fusione, che si tirava indietro per “sopraggiunti motivi di natura tecnico-organizzativa nella realizzazione del piano industriale precedentemente concordato”. «Una decisione unilaterale e immotivata», rispose Giancarlo Gori, dichiarando che Vignole conservava comunque «la propria disponibilità strategica a operazioni di aggregazioni con altre conserelle». Così come sta avvenendo. Complice la crisi, la tendenza all’accorpamento tra Bcc, non si arresta.
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