Toscana
Sotto inchiesta l’inceneritore di Montale
La procura ha aperto un fascicolo per omissione di atti d’ufficio e inquinamento ambientale. Scattati i primi sequestri
PISTOIA. Per il momento il fascicolo è stato aperto contro ignoti. Omissione di atti d’ufficio e violazione della legge sull’inquinamento ambientale i reati ipotizzati dalla procura di Pistoia. Oggetto dell’inchiesta, avviata già da alcuni mesi, l’inceneritore di Montale. Nello specifico gli sforamenti nell’emissione di diossine e furani registrati la scorsa estate, tra luglio e agosto, ma più in generale l’eventuale danno causato dal funzionamento dell’impianto alla salute degli abitanti e all’ambiente.
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A condurre l’indagine è lo stesso procuratore capo di Pistoia, Paolo Canessa, assieme al sostituto procuratore Linda Gambassi, che anche nei giorni scorsi si è recata personalmente all’impianto di via Tobagi per sequestrare ulteriore documentazione ritenuta importante per le indagini. Indagini che sono scattate in seguito sia ai ripetuti esposti presentati nel tempo dai comitati di cittadini anti-inceneritore, sia ad una specifica notizia di reato trasmessa alla procura dalla polizia giudiziaria.
Oltre ai carabinieri del Noe di Firenze (il Nucleo operativo ecologico), sul caso sta attualmente lavorando anche un consulente tecnico, un perito nominato dalla procura proprio per accertare se l’inceneritore di Montale sia stato e sia fonte di inquinamento, e, nel caso, di stabilire se ciò possa aver compromesso la salute delle persone o l’ambiente circostante.
Per quanto riguarda il reato di omissione di atti di ufficio (articolo 328 del codice penale), la procura vuole capire se ci siano gli estremi di condotte penalmente rilevanti da parte dei responsabili degli organi (dall’Asl, all’Arpat, ai Comuni proprietari dell’impianto) che tale eventuale inquinamento avrebbero nel caso potuto impedire: in pratica, accertare il perché, nel caso fosse accertata una manifesta inadeguatezza dell’impianto, nessuno sia intervenuto negli anni per obbligare il gestore ad effettuare i necessari interventi.
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Come detto, invece, la contestazione della violazione della legge sull’ambiente (il dlgs 152/2006, in particolare l’articolo 261bis comma 8, sul superamento dei limiti di emissione nell’attività di incenerimento), riguarda ciò che è avvento la scorsa estate.
All’inizio di settembre, il gestore dell’inceneritore – la società Ladurner – fu costretto a bloccare la linea uno dell’impianto a causa delle emissioni oltre i limiti di legge di policlorobenzodiossine e policlorodibenzofurani nel periodo dal 15 luglio al 14 agosto. Sforamenti che il gestore ha poi attribuito ad un problema inerente i carboni attivi utilizzati per filtrare i gas di scarico prima del rilascio in atmosfera, ma che hanno ridato vita a contestazioni e polemiche mai sopite, ed anche ad una dura riflessione da parte dei Comuni proprietari dell’impianto (Montale, Agliana e Quarrata) sulla prosecuzione del rapporto con la Ladurner.
Al momento è improbabile che il fascicolo aperto in procura contro ignoti divenga a breve a carico persone ben precise, almeno non prima che il consulente della procura abbia terminato i propri accertamenti.
Nel frattempo, Cis e Comuni dovranno valutare se prorogare o meno di un altro anno alla Ladurner il contratto di gestione dell’impianto, che scadrà il 31 dicembre 2016. Una decisione che dovrebbe essere presa entro giugno, in vista poi, di individuare la strada per il futuro, quella per arrivare alla definitiva chiusura dell’impianto di via Tobagi, prevista ad ora per il 2023.
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