Il dolore
Cespevi in crisi, fermo maxi-progetto
Potrebbe nascere in via Ciliegiole una “vertical farm” innovativa: investimento da 4 milioni rischia di rimanere bloccato
PISTOIA. C’è un progetto innovativo che potrebbe portare quattro milioni di euro a Pistoia, nell’ambito di una iniziativa innovativa sul vivaismo, ma che rischia di non concretizzarsi per la crisi del Centro sperimentale per il vivaismo, il Cespevi. Il progetto si chiama “Eigs Center”, la prima parola è una sigla che sta per “Energy Indoor Growing System”: in sostanza è una “vertical farm”, cioè una serra verticale, alimentata con l’energia prodotta dagli scarti verdi e da fonti rinnovabili, in grado di sviluppare piante e vegetali con un ritmo di molto superiore alle tradizioni tecniche di coltivazione. I risultati, quindi, sono un maggior rendimento e un minore – quasi minimo – impatto ambientale. Si tratta di una tecnologica avanzata: si pensi che all’Expo dello scorso anno è stata presentata la prima vertical farm italiana, concepita e realizzata dall’Enea.
Di una vertical farm sperimentale, appunto, si è parlato lo scorso 16 marzo in Comune, nel corso di un incontro per l’esame preliminare del progetto. Allo stesso tavolo erano seduti il sindaco Samuele Bertinelli, il presidente della Camera di commercio Stefano Morandi, il presidente del Distretto florovivaistico Francesco Mati, l’ingegner Giovanni Palchetti in rappresentanza della Fondazione Caripit e, per il Cespevi, il presidente Renato Ferretti, il direttore Paolo Marzialetti e il consigliere Marzio Magnani. Accanto a loro, i partner tecnologici del progetto: l’Università di Pisa e le società Area Engineering e D’Appolonia spa, entrambe genovesi e attive nel vasto settore dei servizi ingegneristici legati all’innovazione e allo sviluppo sostenibile.
Il gruppo di lavoro ha inviduato l’area del Cespevi, in fondo a via Ciliegiole, come luogo idoneo alla realizzazione del progetto. Quest’ultimo prevede un investimento complessivo di circa 4 milioni di euro, che in larga parte (fino all’80%) potrebbero arrivare da finanziamenti comunitari.
Unanime l’interesse dimostrato dai presenti per l’iniziativa, che allineerebbe Pistoia alle punte più avanzate della ricerca in materia vivaistico-ambientale. Da questo punto di vista anche il coinvolgimento del Cespevi appare logico, visto che proprio di iniziative sperimentali per il vivaismo il Centro dovrebbe occuparsi.
Però, c’è un problema. Il Cespevi è al momento paralizzato, perché la Camera di commercio, proprietaria dell’80% del Centro (il 20% è in mano alla Fondazione Caripit) deve – per legge – liberarsi di questa partecipazione, che si sta cercando (vedi scheda) di vendere all’asta. Nel frattempo nessuno sta subentrando. I tentativi fatti nei mesi scorsi dal presidente Ferretti non sono approdati a nulla e, anche l’ultimo sforzo, messo in atto dalla Cia, di riunire tutti gli interessati intorno a un tavolo, non ha per ora prodotto neanche una data certa. E intanto l’intero consiglio di amministrazione è dimissionario. Insomma, si rischia la messa in liquidazione. Mancando certezze sul futuro assetto proprietario del Cespevi, anche il progetto della “vertical farm” rischia di rimanere nel congelatore, in attesa di uno sblocco della situazione che potrebbe arrivare troppo tardi.
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