Sicurezza
Ecco la ricetta per la convivenza tra fedi diverse
Grandi religioni protagoniste nell’ultimo incontro di “Leggere la città”: prima di tutto la laicità
PISTOIA. “I figli di Abramo” protagonisti del dialogo possibile tra le tre grandi religioni monoteistiche – Ebraismo, Islam e Cristianesimo – al centro dell'ultima giornata di Leggere la città. Una tavola rotonda che ha visto protagonisti del confronto il teologo cattolico Severino Dianich, il presidente della Comunità islamica di Firenze Izzadein Elzir, Mario Fineschi, consigliere della Comunità ebraica di Firenze e la sociologa Carmelina Canta, moderati dal direttore del “Tirreno” Omar Monestier.
Un tema di grande attualità e rilevanza, visti i recenti gravissimi episodi che hanno colpito il cuore dell’Europa con gli attentati di Bruxelles, e ancor prima quelli di Parigi, e la nascita dell'autoproclamato stato islamico Isis.
Un confronto declinato all’insegna del dialogo e del necessario riconoscimento e rispetto reciproco tra fedi religiose che – sottolineano tutti i relatori – può essere garantito solo all’interno di un contesto di laicità. Unico terreno in grado di garantire la fertile convivenza tra diverse religioni e non religioni, promuovendone coesistenza, tolleranza reciproca e differenza come ricchezza. Un terreno alla cui base ci sia l’uguaglianza e la condivisione delle norme di cittadinanza tra esseri umani, ancor prima che tra fedeli dell’una o dell’altra religione.
E si sofferma proprio su questo punto Izzadein Elzir. Ovvero sulla necessità di costruire comunità di persone che rispettino il patto sociale di reciproca convivenza e interazione, in nome di una fratellanza umana che superi i confini della singola religione di ciascuno.
Sotto la lente d'ingrandimento, dunque, il dovere degli Stati di garantire la laicità come unico terreno possibile per la convivenza pacifica fra religioni, e la responsabilità di promuovere politiche sociali che donino stessa dignità a tutti, credenti e non credenti.
Poi, una riflessione sugli attuali conflitti religiosi combattuti in nome di una ipotetica fede.
«Ma quale fede religiosa? In nome di quale dio sono combattute queste guerre?» si chiede Fineschi.
«È troppo facile addossare la responsabilità alla fede – gli fa eco Elzir – La responsabilità di quelle gravissime azioni violente è individuale, e deve assolutamente essere condannata».
La dimensione umana è il fattore che unisce tutte le fedi religiose – spiegano i relatori – e solo politiche sociali che si sviluppino in un constesto laico potranno garantire uguaglianza, rispetto reciproco, dialogo e ascolto.
Ma occorre un ulteriore sforzo condiviso che vada in quella direzione perché, come hanno purtroppo dimostrato le stragi di Parigi e Bruxelles, la responsabilità politica, sociale e religiosa di mancata integrazione tra persone di diverse fedi è di tutti, e dimostra il fallimento dell’umanità nei confronti si se stessa.
Valentina Vettori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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