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L’appello di Claudia, allergica a tutto: trentamila euro per sperare in una vita senza mascherina

Tiziana Gori
L’appello di Claudia, allergica a tutto: trentamila euro per sperare in una vita senza mascherina

Pistoia, il posto prenotato in una clinica spagnola c’è già ma non i soldi per pagare il conto

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PISTOIA. Solidarietà per alimentare una speranza. Claudia Ranieri ha un posto prenotato nella clinica della dottoressa Pilar Munoz-Calero i primi giorni di maggio. Per due mesi di permanenza in Spagna, nella stessa struttura dov’è stata curata per quattro mesi la ventiduenne Sara Angemi, come lei affetta di Sensibilità chimica multipla (Mcs), avrebbe bisogno di 30.000 euro. E la cifra, compreso il volo con l’Air Medical, è probabilmente in difetto.

Claudia Ranieri ha aperto un conto corrente alla Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia (codice Iban IT65T0626067684510300567464) per chi volesse contribuire anche con un piccolo aiuto.

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La storia di Sara Angemi, da anni costretta a una vita da reclusa nella sua casa di campagna ad Anchione, aveva commosso la città. Spettacoli teatrali con raccolta fondi a suo nome, cene e contribuiti su un conto corrente a lei intestato. Alla fine Sara ce l’ha fatta ed è volata in Spagna: «Ci sentiamo spesso, anche con sua mamma - racconta Claudia Ranieri, operatrice socio sanitaria di 48 anni che da un anno convive con la Mcs - È tornata in Italia con un volo Ryan. Sta meglio, ora ha trovato casa a Siena. In Italia - aggiunge Claudia - non esiste una struttura in grado da dare un aiuto a un malato di Mcs come quello fornito dalla clinica della dottoressa Munoz, anch’essa in passato malata di Mcs. Il nostro Consiglio superiore di sanità riconduce i sintomi della Mcs a livello di patologia psicosomatica e sostiene che il servizio sanitario nazionale è in grado di fornire il supporto adeguato attraverso i Livelli essenziali di assistenza. Non è così in altri Paesi. Siamo costretti a pagarci tutto: dai medicinali, agli integratori, alle mascherine che mettiamo sulla bocca per non respirare “impurità”. Costano 7 euro e 70 l’una e vanno cambiate ogni giorno».

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Solo per bloccare il posto in clinica «dovrei versare a breve mille euro. In Spagna potrei farmi esami specifici, come ad esempio quelli in grado di stabilire che livello di intossicazione ha subìto il mio corpo».

Claudia descrive le sue giornate come se fossero un labirinto di cui non riesce a trovare una via d’uscita. Con pareti che non si possono toccare perché feriscono. «Sto rischiando di perdere il lavoro, ho bisogno di cure immediate. A livello fisico e psicologico diventa ogni giorno tutto più difficile».

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