Sicurezza
Sono 2.200 i nuovi precari del voucher
Boom di richieste nel 2015 anche in provincia. L’allarme della Cgil: spesso usati impropriamente, incentivano il lavoro nero
PISTOIA. É boom di buoni lavoro. I cosiddetti voucher sono sempre più utilizzati non solo per remunerare i lavori occasionali, scopo per il quale sono nati, ma per ogni tipo di settore, almeno secondo quanto risulta alla Cgil pistoiese. Attraverso indagini interne alle aziende e attraverso i dati sul precariato dell'Inps, il sindacato di via Puccini ha verificato che sono stati ben 596.475 i voucher utilizzati a Pistoia e provincia lo scorso anno, dei quali 282.334, cioè quasi la metà, per attività “non classificate”. I restanti sono tati impiegati soprattutto nel turismo (95.709) e nel commercio (71.828), seguiti da servizi (67.709), lavori domestici (21.719), manifestazioni sportive e culturali (19.166), giardinaggio e pulizia (16.669), attività agricola (13.216) e restanti attività (8.125).
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Si tratta di numeri piuttosto elevati: del resto a livello nazionale, sempre per l'intero 2015, i buoni lavoro sono stati 115 milioni e in Toscana 7 milioni e 954 mila. «I numeri si sono quadruplicati rispetto a qualche anno fa -spiega Daniele Gioffredi, Cgil Pistoia- andando nelle varie aziende e parlando con i lavoratori è venuto fuori questo dato significativo. C'è stata una vera e propria esplosione di voucher, come pensavamo, che ha avuto riscontri concreti osservando i dati sul precariato dell'Inps a livello provinciale. Ciò che ci lascia interdetti è che, di questi quasi 600.000 voucher nella provincia di Pistoia, 282.334 si riferiscono ad attività non classificate, anche perché spesso possono essere acquistati fuori da canali istituzionali come in banche o poste".
I voucher lavoro, che hanno un valore di 10 euro di cui 7,5 entrano nelle tasche del lavoratore, sono infatti un sistema di pagamento che può essere utilizzato per tutte le forme di lavoro non regolamentate da un contratto, purché svolte in modo occasionale e discontinuo. Nella loro forma originaria, dunque, dovrebbero essere utilizzati per lavoretti occasionali, come quelli svolti da pensionati, studenti, per la vendemmia e per la raccolta delle olive, ad esempio. «Oggi invece sono utilizzati impropriamente un po' ovunque -continua Gioffredi - sono stati accertati 2.227 lavoratori coinvolti nel sistema voucher in tutto il 2015, ma in realtà dalle nostre stime potrebbero essere quasi 5.000. Andando a vedere quante assunzioni a tempo indeterminato avrebbero potuto esserci a livello provinciale al posto dei voucher, si potrebbe parlare di 290 lavoratori assunti full time e circa 600 part time».
Segnalazioni di utilizzo improprio in città arrivano dal mondo della ristorazione, dall'agricoltura e da alcune commesse di una grossa catena nazionale attiva all’interno del centro commerciale Gigli; qualcuno ha già fatto vertenza.
«La normativa sui voucher che avrebbe dovuto contrastare il lavoro nero va invece ad incentivarlo. Se aggiungiamo a tutto questo anche il boom delle trasformazioni dei posti di lavoro da determinati ad indeterminati, in Toscana si ha già un calo delle assunzioni del 40%, mentre il sistema voucher continua ad aumentare: nella nostra regione solo nel gennaio 2016 i voucher sono stati 600mila». Non solo. Con il Jobs Act è aumentato anche il valore annuale che ogni singolo lavoratore può avere a livello di voucher: da 5 mila euro a 7 mila. «Come Cgil chiediamo una nuova regolamentazione sull'uso dei buoni lavoro e che, oltretutto, le categorie lavorative da 46 siano condotte a 4: lavoro determinato, indeterminato, apprendistato e somministrazione».
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