Il Tirreno

Pistoia

Chiesto il processo per la badante

Massimo Donati
L'abitazione dove sarebbero avvenuti i maltrattamenti
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L'abitazione dove sarebbero avvenuti i maltrattamenti

Ingiurie, percosse, soprusi: il pm ha chiesto il rinvio a giudizio della donna che fu arrestata dopo la morte della sua assistita

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PISTOIA. Ingiurie, soprusi, percosse. E anche le minacce: “Un bel giorno ti tronco tutta”, “Ti strozzo”, “Ti lego come un sacco di patate”. E ancora: “Ti ammazzo”, “Ti stecchisco”. Stralci delle intercettazioni ambientali, questi, a cui il pm fa esplicito riferimento nel capo di imputazione con il quale ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per Letitia Negoi, la sessantunenne badante romena arrestata lo scorso ottobre dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti nei confronti dei due anziani coniugi che da un anno e mezzo assisteva a Pracchia, Marisa Chiappelli Cadria, morta qualche giorno prima, e il marito Leopoldo Themel, entrambi novantenni.

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Concluse le indagini, il sostituto procuratore Claudio Curreli, titolare dell’inchiesta, chiede adesso che nei confronti della donna venga celebrato il processo. Vittima del comportamenti della badante – ancora sottoposta all’obbligo di dimora nel comune di Agliana, dove vive – secondo il pm sarebbe stata non solo l’anziana assistita (contrariamente all’ipotesi accusatoria iniziale, la sua morte non è, in base alla perizia disposta della procura, collegabile ai maltrattamenti subiti), ma anche il marito di questa.

Nei prossimi giorni l’ufficio del gup del tribunale fisserà la data dell’udienza preliminare.

“Un accanimento di inusitata crudeltà” lo aveva definito il giudice delle indagini preliminari dopo che aveva interrogato la badante romena, e non uno sfogo dettato dalla rabbia degli ultimi giorni, quelli in cui nella villetta erano in funzione i microfoni spia, installati in seguito ad alcune denunce. Secondo il gip, comportamenti e vessazioni morali capaci di determinare uno stato di avvilimento, di offendere il decoro e la dignità dei due anziani coniugi, di indurre in loro uno stato di disagio continuo “incompatibile con le normali condizioni di esistenza”.

Come accennato, il primo a rivolgersi ai carabinieri per denunciare i comportamenti poco ortodossi della badante romena fu l'anziano cugino di Marisa Cadria Chiappelli, allarmato, durante un breve soggiorno estivo a Pracchia, dalle continue grida che provenivano da casa Themel, poco lontana dalla sua abitazione. E le grida della badante nei confronti dei due anziani coniugi.

E in almeno una circostanza aveva visto la cugina legata alla sedia a rotelle: con “entrambe le caviglie, i polsi e il busto”, ben oltre l'eventuale utilizzo delle normali cinture di ritenzione ortopediche per il solo busto, in caso di pericolo di caduta (e tale aggravante è citata adesso anche nel capo di imputazione redatto dal pm nella richiesta di rinvio a giudizio).

Comunque, in seguito a tale denuncia, i carabinieri interrogarono alcuni vicini, tra cui una villeggiante, proprietaria di una casa adiacente, che poco prima delle otto di sera del 15 luglio, trovandosi in terrazza, aveva “udito molto bene delle grida provenire dalla casa vicina” e poco dopo anche “lo schiocco provocato da uno schiaffo, il classico rumore di una mano che cozza contro la pelle”. E allarmata, la donna era scesa in strada. E da lì aveva visto chiaramente “la badante colpire con uno schiaffo l'anziana signora, all'altezza del collo e del torace, e poi strattonarla bruscamente” (testimonianza, questa, in verità non ritenuta probante dal tribunale della libertà, che in seguito aveva scarcerato Letitia Negoi).

E poi i militari dell’Arma raccolsero anche la testimonianza del sostituto del medico di famiglia, che aveva suonato a casa Themel per una visita. Leopoldo aveva invano tentato di aprirgli la porta chiusa a chiave, poi era andato a bussare alla porta di camera della badante, per farlo fare a lei. Il medico aveva udito chiaramente la sessantunenne romena gridare: “Vai a fare in culo, imbecille lasciami fare” e altre offese.

Di fronte a tali dichiarazioni, il pubblico ministero aveva deciso di far piazzare le microspie.

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