Il Tirreno

Pistoia

SANITà: i conti in tasca

Intramoenia, il record spetta a oculistica

Tiziana Gori
Personale sanitario all'interno dell'ospedale San Jacopo
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Personale sanitario all'interno dell'ospedale San Jacopo

Numeri bassi nella Asl3: solo 22 medici su 500 hanno esercitato la libera professione in ospedale fuori dall’orario di lavoro

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PISTOIA. Oculistica, dermatologia, ortopedia, gastroenterologia, chirurgia, ostetricia. Sono questi gli ambiti sanitari della ex Asl 3 in cui l’intramoenia la fa da padrone. Anche se nell’Azienda sanitaria pistoiese, ora confluita nell’Asl di Area vasta Toscana centro, il peso della libera professione all’interno della sanità pubblica ha un’incidenza di gran lunga minore rispetto alle Aziende ospedaliere universitarie come Pisa e Careggi. Se a Pisa il 27,3% delle visite viene svolto in regime di intramoenia, a Pistoia siamo su una percentuale dieci volte minore.

Secondo il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, la libera professione viene percepita dai cittadini come una sostanziale privatizzazione della sanità. Non solo, come ha avuto modo di dichiarare recentemente dando il via a una battaglia che alcuni vedono inserita nel contesto della sua scalata al Pd nazionale «l’intramoenia è fonte di diseguaglianza e corruzione». E aggiunge: «Bisogna fare una cosa veramente di sinistra: abolirla. D’incanto spariranno le liste d’attesa, mi ci gioco la faccia. L’idea è promuovere una legge di iniziativa popolare al Parlamento».

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Il dibattito si è acceso. Il deputato renziano del Pd Federico Gelli accusa Rossi di demagogia. «Perché il governatore si sveglia proprio ora? È ai vertici della sanità toscana da 16 anni». Il capogruppo in Regione Leonardo Marras ha invitato Rossi a «non congressizzare la Toscana». «Bene Rossi, ma non sia l’ennesima operazione di marketing politco per salare il partito», ha punzecchiato Andrea Quartini, capogruppo M5Stelle in Regione. Scettica l’assessore alla sanità Stefania Saccardi: «Togliere ai medici la possibilità di svolgere la libera professione - dichiara la renziana - vuol dire rischiare di vedere uscire dalle nostre strutture pubbliche i più bravi e capaci». Cauta anche la ministra della salute Beatrice Lorenzin: «L’intramoenia non va abolita, ma regolata e messa a sistema».

Apprezzamenti ma anche critiche dai sindacati. Fp Cgil, Fp-Cisl e Fpl-Uil ribadiscono che «abolire l’attività intramuraria non basta: serve un’adeguata politica di rilancio del Sistema sanitario nazionale».

Analizzando la situazione pistoiese emerge come dal 2012 - anno in cui è entrato in vigore il decreto Balduzzi sulla libera professione svolta dal medico in ospedale al di fuori dell’orario di lavoro - i ricavi per l’Azienda sanitaria provenienti dall’intramoenia sono stati in media di poco superiori ai 3 milioni annui, su un’attività complessiva di circa 90 milioni di euro.

L’attività ambulatoriale (visite ed esami specialistici) ha portato nelle casse aziendali nel 2012 3.367.658 euro, scesi a 3.057.662 nel 2013 e risaliti a 3.451.501 euro nel 2014.

L’attività privata legata agli interventi chirurgici (30 interventi) nel 2012 ha portato ricavi per 118.667 euro, nel 2013 (37 interventi) per 114.667 euro e nel 2014 (33 interventi) per 131.855 euro.

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Un dato emerge però ancor più chiaro: sono una minima parte i dirigenti medici della ex Asl 3 ad aver scelto l’intramoenia. Nel 2014 (i dati del 2015 sono ancora in elaborazione) su 585 dirigenti medici afferenti all’Azienda sanitaria pistoiese solo 22 hanno ricavi da intramoenia. Tra questi, la parte del leone la fa oculistica (ed è così in tutta la Toscana). Il primario di oculistica, Giuseppe Valentini, ha percepito dalla libera professione in ospedale fuori dall’orario di lavoro 117.005 euro su una retribuzione complessiva di 221.034 euro. A seguire Roberto Cecchi, direttore di dermatologia, con 64.052 euro su 167.934. Poi Giuseppe Maffei (ortopedia), Alessandro Natali (gastroenterologia), Sandro Giannessi (chirurgia), Laura Niccoli (ora in pensione, ostetricia e ginecologia), Carlo Biagini (geriatria), Maurizio Chiti (ora in pensione, cardiologia), Rino Agostiniani (pediatria).

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