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Pistoia

Addio Rapezzi, vigile urbano e artista

Addio Rapezzi, vigile urbano e artista

Quarrata saluta uno dei suoi cittadini più conosciuti. Bai: una mente geniale

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QUARRATA. Si è spento nel pomeriggio di sabato 26 marzo al San Jacopo. Le sue condizioni fisiche erano peggiorate e da alcuni giorni ne era stato deciso il ricovero all’ospedale. Ma per i funerali di Roberto Rapezzi, 65 anni, storica “colonna” della Municipale quarratina, artista e giornalista, sarà necessario attendere il fine settimana. Il tempo necessario affinché l’adorata figlia Ambra torni dallo Sri Lanka, dove si trova con la Costa Crociere, per la quale lavora come cuoca. La salma sarà esposta da oggi pomeriggio (per un paio di giorni) alle cappelle del commiato del San Jacopo. Roberto Rapezzi è stato, fino alla pensione, responsabile dell’infortunistica stradale della Polizia municipale. Lascia la moglie Laura e tre figli, due femmine e un maschio. Era figlio di Fernanda Matteoni, sorella di Vivaldo, fondatore del premio “Città di Quarrata”. E del premio di poesia Roberto Rapezzi è stato per molti anni presentatore: tutti ricordano quella sua voce profonda, impostata, quasi barotonale, che lo rendeva adeguato al ruolo.

Diplomato al Liceo d’arte, coltivava passioni artistiche di vario genere: dalla musica alla pittura, alla scrittura. Ha preparato una lunga ricerca sulla vita e le opere dei concittadini Bonaccorso da Montemagno, zio e nipote, entrambi con lo stesso nome, vissuti nel 1300 e 1400, autori di liriche, ballate e sonetti, che il Comune di Quarrata ricorda con una via a loro intitolata. Ha esposto i suoi dipinti in giro per l’Italia. Con un gruppo di amici ha fondato i Tontorum. Aveva imparato, da autodidatta, a suonare sia la chitarra che il basso. Un gruppo sui generis, che suonava - ogni mercoledì, per sé, nella casa detta del Nelli, sulle colline di Buriano - musica anni ’60-70. Alcuni anni fa si erano esibiti, in una delle rare occasioni, a villa La Màgia.

Marco Bai, attuale comandante della Municipale, ha lavorato con lui per più di dieci anni: «Sia sotto la guida di Luciano Menichini che di Oliviero Billi ha dimostrato di essere un professionista intelligente e preparato. Aveva, a mio avviso, una mente geniale. Non a caso era responsabile dell’infortunistica. Sapeva disegnare molto bene, ed era capace di trovare tracce e segni per risalire all’esatta dinamica dei fatti. Solo apparentemente introverso, se ti apriva il suo mondo era una persona che dava molto». È stato anche collaboratore del Tirreno, dal 1990 al '93, e la nostra redazione si stringe attorno alla famiglia nel cordoglio per la sua scomparsa.

 

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