Cinema Verdi, mancano i soldi
La Diocesi conferma la volontà di riaprire, ma sottolinea la carenza di fondi. «Deciderà il vescovo»
PISTOIA. Due le certezze: una, c'è la volontà di riaprire il cinema Verdi. Due, la Diocesi "è povera". L'economo, Pier Giorgio Caselli, non lascia dubbi circa l'intenzione di veder rinascere il Verdi. Sia esso come cinema o come sala polivalente («Dovrà decidere il vescovo Fausto Tardelli»). La realtà è che mancano i soldi, o meglio le risorse finanziarie sono esigue e la Diocesi dovrà valutare come utilizzarle per questo progetto. Perché un progetto di recupero del Verdi esiste.
Il cinema di via della Misericordia Vecchia, a lato della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, è chiuso dal 2009. La Diocesi ha rilevato la proprietà dalla parrocchia di San Giovanni. Il cinema è in gestione (con la formula del comodato d'uso gratuito) al Cineclub Mabuse, insieme a un altro cinema di proprietà della Diocesi, il Roma d'Essai di via Laudesi. Luca Barni, presidente del Mabuse, pochi giorni ha pubblicamente sollecitato la Diocesi, dalle pagine del nostro giornale, ad uscire dall'impasse: di un contratto di comodato d'uso per una struttura che da anni non può gestire, Mabuse non sa cosa farsene. È disponibile a pagare un affitto, e fa presente alla proprietà che le rate del mutuo eventualmente acceso per la ristrutturazione sarebbero via via coperte dalle entrate mensili dell'affitto. Mabuse vuol sapere se credere ancora, oppure no, nel progetto.
Caselli non scioglie i nodi. Quel che sembra certo è che il Verdi non riaprirà in tempo per il 2017, anno di Pistoia capitale italiana della cultura. Un peccato, perché il Verdì è stato per molti anni un punto di riferimento della vita culturale cittadina: oltre alla sala cinema, ha ospitato convegni, incontri, spettacoli teatrali e saggi di danza. Un peccato vedere quella zona del centro, in via Cavour, con l'ingresso del Caffé Valiani chiuso e via della Misericordia Vecchia lasciata al degrado.
Nel 2013 la parrocchia di San Giovanni ha partecipato con un progetto di recupero a un bando della Fondazione Caripit. «Non essendo onlus - evidenzia Barni - noi, come Cineclub, non potevamo farlo». La parrocchia ha ottenuto la disponibilità di un finanziamento di 100.000 euro. «I lavori di ristrutturazione - spiega Pier Giorgio Caselli - richiedono oltre il doppio della cifra. Solo per l'impianto di digitalizzazione servono 80.000 euro». E la Fondazione eroga i fondi solo a lavori ultimati, quindi sarebbe necessario accendere un mutuo per coprire le spese. Già nel 2013 Caselli ha chiarito a Mabuse che sarebbe stato necessario rivedere il contratto di gestione, dando in affitto il locale. Barni è disponibile, anzi, fa presente che se la Chiesa pistoiese si decide a eseguire i lavori, lui garantisce la propria disponibilità a cambiare il contratto e pagare un affitto. L'importante, per Mabuse, è sapere se può contare su un altro cinema/sala convegni a Pistoia. Caselli non si sbilancia. «C'è un "pour parler" che non esclude Barni, ma potrebbe anche escluderlo. Sulla destinazione dell'immobile e la forma di gestione la parola finale spetta al vescovo». La presenza di altri finanziatori potrebbe smuovere le acque. Dal canto suo, Mabuse, non è disponibile ad aspettare ancora a lungo: «Non escludiamo - dice Barni - la risoluzione del contratto».
Tiziana Gori
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