Gioco
La carica dei settecento per svegliare un’economia seduta
Le aziende in mano agli “under 35” sono in rapida crescita per il resto la crisi non dà tregua: nel 2015 male anche il turismo
PISTOIA. La speranza sono loro, quelle 717 giovani imprese che nel corso del 2015 hanno aperto i battenti, sfidando l’aria fredda della crisi economica, che si è fatta quest’anno un po’ meno irrespirabile ma che continua ad essere terribilmente pesante. Tanto che i numeri dell’anagrafe provinciale delle imprese, resi noti nei giorni scorsi dalla Camera di commercio, registra accanto alle nascite di giovani imprese, anche 309 cancellazioni. Il saldo, però, dà comunque 408 imprese in più, per un totale a fine anno di 3.496 imprese “giovani”. Il che vuol dire una azienda su 10 a Pistoia e provincia che si trova in mano a under 35 (come proprietari e/o titolari di cariche).
I totali. Insomma, un segmento importante nel quadro imprenditoriale della provincia. E se il totale delle imprese ha chiuso il 2015 sostanzialmente fermo (2.216 le nuove iscrizioni, 1.981 le cancellazioni, con un saldo di 235 e un tasso di crescita dello 0,7%), le aziende “young” hanno fatto registrare un dinamismo imprenditoriale di gran lunga più forte. In queste pagine raccontiamo due esempi di neo-imprenditori che hanno scommesso su una risalita del barometro dell’economia.
Province a confronto. Sono indubbiamente risorse preziose, soprattutto in una provincia che sembra faticare ancora molto a vedere la ripresa. Lo dimostrano in modo eloquente i dati dell’anagrafe produttiva pistoiese a confronto con quella delle altre province toscane. Con il nostro tasso di crescita dello 0,7%, è vero che non siamo ultimi assoluti (la maglia nera, a fine 2015, tocca ad Arezzo con lo 0,4%, mentre Siena e Pisa non superano lo 0,5%), ma rimaniamo sotto la media toscana (che è dello 0,9%) e perdiamo terreno rispetto alle altre province della Toscana centrale, visto che Firenze fa segnare una crescita dell’1% e Prato la segue con lo 0,9%.
Settori in crisi. E perché Pistoia non abbia chiuso bene il 2015 lo racconta la tabella in questa pagina, che scatta la foto del sistema produttivo provinciale a fine 2015. Pistoia condivide con la Toscana il buon andamento dell’agricoltura (saldo all’1%, contro l’1,5 regionale) ma va molto peggio nell’industria vera e propria, che chiude con un -1,8% mentre in Toscana il saldo tra entrate e uscite in questo decisivo settore è zero. Insomma, l’emorragia di questi anni, che qualcuno chiama “deindustrializzazione”, non pare essere ancora finita.
Deindustrializzazione... E il cattivo andamento è tutto spiegato dalla cosiddetta “specializzazione produttiva” della provincia. A Pistoia i tre settori più grandi sono il tessile, i prodotti in metallo e il legno-mobili. Ebbene, tutti e tre formano il podio delle industrie in maggiore difficoltà anche a livello regionale: logico poi che il risultato finale ne risenta. Tanto per fare un esempio, in Toscana nel 2015 sono andate molto bene la chimica farmaceutica gomma e plastica, che ha sfiorato una crescita del 2%. Ma a Pistoia e provincia in questo comparto siamo sguarnitissimi (appena un’ottantina le aziende iscritte).
...e poco turismo. Proseguendo l’analisi, in provincia e in regione il 2015 è andato ancora una volta male per l’edilizia (-1% in Toscana, -2,5% a Pistoia), ma il commercio fa segnare comportamenti diversi: a livello toscano è convalescente (+0,7% il saldo 2015), in provincia continua a perdere quota di brutto (-2,5%: in termini assoluti, hanno chiuso in un anno 293 saracinesche contro sole 190 che si sono aperte per la prima volta). Altro segnale in controtendenza che arriva da Pistoia è quello dei pubblici esercizi (alloggio e ristorazione): mentre in regione il quadro è di una robusta crescita (+4,9%), qui si fa segnare un desolante -2,2%.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
