Il Tirreno

Pistoia

Prosciolto lo psichiatra del paziente che massacrò il compagno di stanza

Lo psichiatra Luigi De Luca con il suo avvocato Luca Bisori
◗
Lo psichiatra Luigi De Luca con il suo avvocato Luca Bisori

Il responsabile della Salute mentale di Pistoia Luigi De Luca era stato accusato di omicidio colposo dopo il delitto in casa famiglia. «Avevo messo l’anima in quel percorso terapeutico, nessun segnale di ciò che sarebbe accaduto»

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. L’ha accolta con un pianto liberatorio la sentenza. Una sentenza di proscioglimento che oggi, 17 marzo,  ha messo fine a quello che, come poco dopo ha ammesso, ancora davanti al tribunale, è stato l’anno più brutto della sua vita. Dall’infarto che il 25 marzo 2015 lo aveva costretto a lottare per giorni contro la morte, alla richiesta di rinvio a giudizio per una delle accuse più umanamente e professionalmente pesanti per chi svolge la sua professione: non essere stato in grado, in veste di psichiatra, di impedire che un suo paziente, che già in passato aveva ucciso, si potesse macchiare di un altro agghiacciante delitto.

È arrivata poco dopo le 13 di oggi la sentenza del gup di non luogo a procedere nei confronti del responsabile dell’unità funzionale di Salute mentale di Pistoia, Luigi De Luca. Lo psichiatra, 59 anni, residente a Lari, in provincia di Pisa, era accusato di omicidio colposo nell’ambito dell’atroce assassinio avvenuto il 17 gennaio 2014 in una casa famiglia di Massa e Cozzile, dove uno dei pazienti, Gianluca Lotti, massacrò a colpi di accetta il compagno di stanza, Massimo Tarabori, anch’egli con problemi mentali.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.11082477:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2015/03/20/news/condannato-a-trent-anni-per-l-omicidio-del-compagno-di-stanza-1.11082477]]

Secondo la procura della Repubblica, quella struttura a bassa intensità assistenziale non era compatibile con le condizioni mentali di un paziente che aveva già ucciso (la fidanzatina, a colpi di spranga) e che, per quel delitto, aveva alle spalle sedici anni passati tra carcere e manicomio giudiziario. E per questo aveva chiesto il rinvio a giudizio.

«È stato l’anno peggiore della mia vita – confida il dottor De Luca – anche perché avevo davvero messo l’anima in questo percorso terapeutico, facendo tutto il possibile sia dal lato tecnico che umano, con tutta la mia passione e tutta la mia competenza. Purtroppo ci sono degli ambiti in cui nessun psichiatra può prevedere cosa si cela nella complessità della mente umana, in cui ci sono degli aspetti oscuri non evidenziabili. In questo caso non c’è stato alcun segno, alcun sintomo che potesse lasciar prevedere quello che poi è accaduto. Per il resto, la mia sofferenza ho cercato di affrontarla con tutta la serenità e la dignità possibili. Ma ho creduto fino in fondo nella giustizia: e ho fatto bene».

Secondo il pm titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Luigi Boccia, quel delitto fu conseguenza di un errore dello psichiatra pistoiese, “case manager” del piano riabilitativo individualizzato redatto per il pluriomicida: il trentanovenne pistoiese non si sarebbe dovuto trovare nella residenza dell’associazione “Un popolo in cammino”. Dopo i 6 anni passati nel carcere di Prato e gli 8 all’Opg di Montelupo, Gianluca Lotti aveva trascorso un periodo di detenzione di un anno all'interno della Residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria “Le Querce”, a Firenze, per poi essere trasferimento in una struttura aperta, sempre in libertà vigilata, ma senza vigilanza.

«Evidentemente il gup ha accolto in pieno la nostra tesi – commenta l’avvocato Luca Bisori, difensore dell’imputato – Sono più che soddisfatto perché ero convintissimo dell’estraneità del mio assistito rispetto a queste accuse, che ha operato nel migliore e più corretto dei modi in un ambito così difficile. Come ho detto in aula, lo psichiatra, in questi casi, è sempre il vaso di coccio: è quello che ha fatto poco, che ha fatto male, che non ha tenuto rinchiuso il pazzo. Se qualcosa va male, la colpa è dello psichiatra. La delicatezza di questa professione dventa una grande fragilità processuale. Onore alla capacità di valutazione obiettiva e al coraggio del giudice, anche perché quella che ha preso è certamente una decisione impopolare».

Massimo Donati

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca