Il Tirreno

Pistoia

Prefettura, sotto accusa altri 25 dipendenti

Prefettura, sotto accusa altri 25 dipendenti

Chiuso il secondo filone dell’inchiesta sull’assenteismo: il pm esclude ad ora la non punibilità per la lieve entità del danno

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PISTOIA. L’accusa contestata è quella di truffa aggravata ai danni dello Stato, così come per i loro colleghi già rinviati a giudizio o già processati. Sono 25 i dipendenti della prefettura che in questi giorni hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini da parte della procura della Repubblica, che, con tale atto, mette praticamente fine all’inchiesta sull’assenteismo al Palazzo di governo di Pistoia.

Un’inchiesta che era stata avviata nel 2011 in seguito ad un esposto presentato in procura, in cui si faceva presente il sospetto comportamento da parte di alcuni impiegati della prefettura di piazza Duomo, in odore di assenteismo. Le indagini erano state portate avanti dai carabinieri, che si erano avvalsi, per controllare gli spostamenti degli indagati, anche di telecamere spia, una delle quali piazzata sul campanile di piazza del Duomo e puntata verso l'ingresso della prefettura. I controlli erano andati avanti dal 18 maggio 2011 al 31 ottobre del 2013, e avevano evidenziato che i sospetti si estendevano alla quasi totalità dei dipendenti: gran parte di loro sarebbe uscita in orario di lavoro senza "timbrare" il cartellino elettronico.

I 25 destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini inviato in questi giorni dal pm Fabio Di Vizio facevano parte del gruppo di 31 dipendenti accusati di essersi assentati dal lavoro ingiustificatamente per un numero di ore relativamente limitato rispetto ai colleghi che rientravano nella prima tranche dell’inchiesta. Per 6 di loro la procura non ha evidentemente riscontrato alcun tipo reato. Agli altri invece viene contestato di aver truffato allo Stato delle cifre che vanno da 8,75 euro, per un’ora non lavorata ma ugualmente retribuita in busta paga, a 87,50 euro, per 10 ore di assenza (agli impiegati della prima tranche venivano contestate dalle 12 alle 94 ore di assenza).

Per via della esiguità del danno causato allo Stato, i comportamenti contestati ai 25 indagati potrebbero rientrare tra quelli previsti dall’articolo 131 bis del codice penale, che ha introdotto il concetto dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia la giurisprudenza (Cassazione,sezione III, n. 29897 del 28 maggio 2015) ritiene che tale articolo non può essere applicato “in presenza di più reati legati dal vincolo della continuazione, e giudicati nel medesimo procedimento, configurando anche il reato continuato una ipotesi di ‘comportamento abituale’, ostativa al riconoscimento del beneficio”. Nel caso specifico, secondo il pm, le assenze, benché di pochi minuti alla volta, si sarebbero ripetute per mesi, facendo scattare, appunto, l’ipotesi dell’abitualità.

Ora i 25 indagati avranno 20 giorni di tempo per presentare delle memorie difensive o per chiedere di essere interrogati per chiarire e contestare con delle prove a discarico le accuse. Dopodiché il pm procederà con la richiesta di rinvio a giudizio o con quella di archiviazione.

Massimo Donati

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di Redazione web