Il Tirreno

Pistoia

«Contro la crisi solo espedienti»

di Beatrice Faragli
«Contro la crisi solo espedienti»

Ballati (Cgil): nel legno lavoro nero e concorrenza sleale. Che fine ha fatto la task force da noi chiesta?

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QUARRATA. «A Quarrata una parte degli imprenditori del legno sta cercando di affrontare la crisi a colpi di espedienti. Fenomeni simili a quello appena scoperto dalla magistratura, imperversano da tempo nella città del mobile». Interviene così il segretario provinciale della Fillea Cgil, Marco Ballati, all'indomani del decreto di sequestro, eseguito dai finanzieri, nei confronti di una ditta quarratina di fusti che avrebbe indebitamente percepito la cassa integrazione per i suoi dipendenti. Secondo quanto accertato dagli investigatori, quello dell'azienda era uno stato di crisi "fantasma" per accedere agli ammortizzatori sociali - 176.000 euro di cassa integrazione - simulando anche la riduzione degli orari di lavoro degli operai.

Dalle indagini è invece emerso che i dipendenti avrebbero continuato a lavorare a tempo pieno. Per questo la Guardia di finanza di Pistoia, nei giorni scorsi, ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pistoia Alessandro Buzzegoli, su richiesta del sostituto procuratore Luigi Boccia. I finanzieri hanno sequestrato oltre 84.000 euro depositati nei conti correnti, sei autovetture nella disponibilità dell'azienda e tre abitazioni riconducibili ai legali rappresentanti e soci della ditta di fusti.

Senza entrare nel caso specifico, Ballati interviene a tutto tondo sulla situazione del mobile quarratino e avverte: «In città gli imprenditori vivono di espedienti per rispondere alla crisi». Il segretario della Fillea Cgil fotografa la giungla di lavoro nero e di artifici «troppo spesso al limite tra legalità e illegalità» in cui è piombata una parte della produzione locale. «Tutto questo non ha niente a che vedere con un'ottica imprenditoriale: è solo un tentativo di sconfiggere la crisi che si ripercuote sui lavoratori. Il caso della ditta di fusti su cui ha messo gli occhi la magistratura, e che rappresenta anche una condotta di concorrenza sleale nei confronti di chi invece rispetta le regole, non è l'unico caso da approfondire a Quarrata» spiega Ballati.

Nell'ottobre 2014 gli "espedienti" denunciati dalla Fillea, come il lavoro a bassissimo costo, la manodopera illegale e la concorrenza sleale, finirono al centro di un confronto senza precedenti, con oltre cinquanta addetti del comparto legno riuniti per la prima volta in assemblea. «Lo sanno tutti da anni che lavorano i cinesi per produrre quello che un tempo facevamo noi», «Non è che non ci sia più lavoro, è che lavorano i cinesi»: queste le voci dei lavoratori del mobile e dell'imbottito quarratino.

Gli addetti del comparto e la Cgil chiesero alle istituzioni di creare una task force per combattere la manodopera illegale. «Abbiamo incontrato il sindaco di Quarrata e abbiamo scritto al prefetto, ma non ci sono state risposte formali da parte di nessuno» spiega Ballati.

«È vero che a Quarrata ci sono pochi insediamenti produttivi cinesi, o comunque meno che a Montemurlo, ma è altrettanto vero che al di là del confine - va avanti il segretario Fillea- il lavoro glielo portiamo noi e che nella produzione quarratina ci sono comunque gli stessi fenomeni denunciati altrove. Tra il lavoro nero cinese e quello italiano, non c'è differenza. Probabilmente in futuro - conclude - le aziende faranno sempre più richiesta di concordato preventivo in continuità aziendale, che consentirà di fare una selezione del personale. Si continuerà cioè a tagliare sui costi del lavoro. Uno scenario in cui non c'è alcuna difesa dei lavoratori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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