Il Tirreno

Pistoia

Cassa integrazione illecita Sequestri e cinque denunce

La Guardia di finanza ha sequestrato soldi, auto e quote di proprietà in sei case per un totale di 176.000 euro agli amministratori della P.G. Fusti di Quarrata

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QUARRATA. Avrebbero percepito indebitamente la cassa integrazione per i loro dipendenti, denunciando uno stato di crisi che, dai controlli effettuati dagli investigatori, non sarebbe stato reale. Così sono scattati i sequestri per recuperare quanto indebitamente percepito dallo Stato e la denuncia per truffa aggravata ai danni dell’Inps.

La guardia di finanza di Pistoia ha eseguito nei giorni scorsi, nel comune di Quarrata, un decreto di sequestro, emesso dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Pistoia, Alessandro Buzzegoli, su richiesta del pubblico ministero Luigi Boccia nei confronti della P.G. Fusti con sede in viale Europa 316 e nei confronti dei cinque soci: Petrelli, Guidi I e II, Gori e Galardini. I finanzieri della compagnia di Pistoia hanno sequestrato oltre ottantaquattromila euro depositati nei conti correnti, sei autovetture di varia cilindrata nella disponibilità dell’azienda e dei soci e le quote possedute in tre abitazioni riconducibili ai legali rappresentanti e soci della P.G. Fusti un’azienda che produce e commercializzazione telai in legno per divani. Secondo gli investigatori l’azienda avrebbe illecitamente percepito oltre centosettantaseimila euro di cassa integrazione guadagni straordinaria. Il sequestro costituisce l’epilogo di un’attività - avviata dai militari per il contrasto del lavoro sommerso in sinergia con la direzione provinciale del lavoro di Pistoia e poi confluita nell’alveo penale - che ha consentito di far emergere lo sfruttamento di operai “formalmente” in cassa integrazione per via di una crisi aziendale. I finanzieri, invece, hanno accertato che la ditta aveva falsamente attestato lo stato di crisi per accedere ai benefici dell’ammortizzatore sociale simulando anche la riduzione degli orari di lavoro dei propri operai. Ricostruzione contestata dagli amministratori dell’azienda che hanno già chiesto il dissequestro dei beni e il ricorso verrà esaminato dal Tribunale del riesame giovedì prossimo.

Nel corso delle indagini - secondo gli investigatori - sarebbe emerso che i lavoratori avrebbero continuato a svolgere le mansioni a tempo pieno ma una parte della loro retribuzione era corrisposta attraverso il contributo della cassa integrazione non spettante e che non vi era stato l’abbattimento della produzione a fronte dello stato di difficoltà aziendale dichiarato. Per acquisire gli elementi di prova, le fiamme gialle hanno “incrociato” i dati derivanti dall’analisi della documentazione fiscale ed extra-contabile (buoni lavorazione, ordini,…) e dalla localizzazione della posizione dei cellulari che ha permesso di rilevare l’effettiva opera prestata dai lavoratori nei “periodi” coperti dalla cassa integrazione e la loro presenza in azienda in orari inconciliabili con il part-time.

Pasquale Petrella

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