Sicurezza
Napolitano: i lavori? Non ci capivo nulla
L’ex comandante dei vigili urbani si difende per l’appalto dell’autovelox. «Per me era importante solo fare presto»
PISTOIA. È stato sospeso da carica e servizio nel luglio 2012, subito dopo essere rimasto coinvolto nell’inchiesta Untouchables sulle gare d’appalto nel Comune di Pistoia e in altri enti pubblici. Da allora l’ex comandante dei vigili urbani Giuseppe Napolitano, 45 anni, a Pistoia dal 2007, svolge consulenze e partecipa come esperto a convegni di alto livello. Su che materie? Tra le altre, prevenzione della corruzione, predisposizione di piani per la trasparenza e per l’anticorruzione.
Sembra uno scherzo, ma non lo è. Lui stesso l’ha spiegato, ieri pomeriggio, nel corso dell’udienza del processo Untouchables che lo vede imputato di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” per l’affidamento alla ditta Diddi Carlo Alberto dell’installazione di un autovelox al chilometro 1,4 della tangenziale di Pistoia. Per lo stesso episodio l’imprenditore edile, insieme all’ingegnere capo del Comune Marcello Evangelisti e al funzionario Stefano Meoni sono accusati di corruzione: accusa dalla quale invece Napolitano è stato prosciolto dal Gup nel gennaio 2013.
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«Non essendo portato per i lavori manuali e non volendo fare il delinquente – ha spiegato al pm Francesco Sottosanti – ora faccio l’esperto, mettendo a frutto l’esperienza che purtroppo ho vissuto personalmente, di funzionario comunale finito sotto processo». L’interrogatorio di Napolitano è stato l’episodio centrale dell’udienza del processo Untouchables di ieri pomeriggio. Si è parlato dell’affidamento diretto alla Diddi della installazione dell’autovelox, solo uno dei numerosi appalti pubblici finiti a processo.
L’ex comandante dei vigili ha spiegato di aver espresso fin dall’agosto 2011 la necessità di installare un apparecchio di controllo della velocità delle auto sulla tangenziale. E di essersi mosso di conseguenza chiedendo alla ditta Diddi di fare un progetto di massima. Al pm Sottosanti che gli contestava come nei documenti del Comune non esistesse un finanziamento specifico né una previsione nel piano delle opere pubbliche, Napolitano ha a più riprese spiegato che, almeno allora, non era molto ferrato nell’esecuzione di opere pubbliche. Credeva di poter classificare l’installazione come fornitura di servizi, del resto il Comando vigili urbani proprio questo aveva fatto, in passato, proprio con la Diddi. Invece si trattava di un’opera pubblica vera e propria. Napolitano ha spiegato di aver, proprio per questo, coinvolto l’ufficio tecnico del Comune, all’epoca guidato da Marcello Evangelisti, uno degli imputati principali del processo.
Nasce un problema: l’appalto supera il valore di 40.000 euro, sotto il quale avrebbe potuto essere affidato direttamente. Inoltre ci vorrebbe una dichiarazione di somma urgenza. Napolitano si mostra preoccupato soprattutto di fare presto, perché l’autovelox era urgente da installare. «Su quella strada morivano persone ogni anno». E quando, cestinata una proma delibera, dall’ufficio tecnico gli arriva una seconda proposta di 39.950 euro (appena 50 sotto la soglia fatidica che avrebbe imposto di evitare l’affidamento diretto) dice di essersi solo compiaciuto che si poteva finalmente procedere. «Ma non le è venuto neanche un dubbio?» insinua Sottosanti. Macchè, del resto «io non capivo nulla di lavori pubblici» ammette ripetutamente e candidamente Napolitano.
Contava solo fare presto, tant’è che l’ex comandante non esita a firmare la dichiarazione di somma urgenza. «Ma se c’era davvero, questa somma urgenza, perché nella precedente delibera non se ne faceva cenno?» incalza il pm. «Mi era sfuggito completamente» ammette Napolitano, che poco dopo aggiunge: «Si fanno tanti errori quando si fanno tante cose insieme». Alla fine Sottosanti piazza il colpo basso: perché scelse proprio Diddi per far fare i lavori alla sua casa? Per quell’episodio Napolitano è già stato assolto, il suo avvocato Fabio Piccioni lo ricorda puntualmente al tribunale. Ma l’ex comandante risponde: «Era la prima persona che ho conosciuto a Pistoia, un imprenditore stimato, una persona di cui mi fidavo in pieno». «E non ha ravvisato l’opportunità di non affidare proprio a lui un’opera pubblica i cui era responsabile?» insiste Sottosanti. «All’epoca non ho fatto questa valutazione, ne sto pagando un prezzo altissimo» risponde l’imputato (e consulente anticorruzione) Giuseppe Napolitano.
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