Lutto
Il danno e la beffa: la rabbia del Club alpino
Sede occupata da un senzatetto: dopo le denunce cadute nel vuoto dovrà ripulire l’area a sue spese
PISTOIA. Si sono rivolti al sindaco, al prefetto, al questore. Senza ottenere risultati. «Tutti si proclamano impotenti a procedere» denunciano il presidente e i soci del Club alpino italiano sezione di Pistoia, che dal 16 dicembre 2014 si ritrovano con la sede di via Antonini, sul retro della Casa del Combattente, praticamente occupata da un senzatetto.
«Adesso al danno si aggiunge la beffa. E' notizia certa l'imminenza di una notifica di ingiunzione al mantenimento del decoro urbano a nostro carico, pur essendo noi la parte lesa» spiega il vicepresidente del Cai, Stefano Marini. Gli alpini dovranno quindi bonificare quell'area trasformata in discarica e in latrina da un uomo nigeriano di 53 anni, che è in Italia con un permesso di soggiorno rilasciato nel 2003 dalla Questura di Lecce. Da oltre un anno vive abusivamente su quella proprietà privata. In inglese ci spiega che non ha una casa e che quello è l'unico posto dove può stare. Ci mostra il suo letto: un materasso preso chissà dove e zuppo di pioggia. Su di lui pendono svariate querele per percosse, molestie e danneggiamento della proprietà privata.
«E' una situazione irregolare, antigienica e pericolosa» ripetono dal Cai. «I nostri soci hanno paura a frequentare la sezione».
Sul retro della casa del combattente, il cinquantatreenne ha portato di tutto: valigie, divani, materassi e quintali di vestiti. Nascosto agli occhi della città, dorme in quel piazzale un tempo teatro di cene estive. Vive in condizioni disumane. Lo sanno bene i servizi sociali del Comune di Pistoia, informati fin dall'inizio della situazione. «Abbiamo saputo che era stato portato in una struttura da cui è subito scappato» spiega il presidente del Cai Franco Bertini.
Il 16 dicembre scorso, a un anno di distanza dall'inizio dell'assedio, il Club Alpini ha presentato un esposto al procuratore della Repubblica, al prefetto, al questore e al sindaco, chiedendo alle autorità di intervenire. «Nessuno ha risposto». «Il sindaco Bertinelli - va avanti Franco Tuci, del Cai - ci ha detto informalmente di essere a conoscenza di tutto e di aver informato il prefetto, che a sua volta ha parlato di una situazione di ordine pubblico, dunque di competenza della prefettura».
Tra uno scaricabarile e l'altro - dopo più di cinque querele e molte più chiamate a polizia e carabinieri- niente è cambiato. «E' una storia paradossale - taglia corto il vicepresidente Marini - Dovremmo sperare di farci mandare all'ospedale per risolvere la situazione».
In preda ai fumi dell'alcol e in stato di visibile alterazione, il cinquantatreenne nigeriano ha tentato di aggredire, e in qualche caso ce l'ha fatta, alcuni soci del Cai e dello Sci Club, ma anche automobilisti che avevano lasciato l'auto nel parcheggio della Società Combattenti srl. La storia è sempre la stessa: «Facciamo il 112, arrivano le forze dell'ordine, lo prendono e lo fanno uscire. Ma dopo cinque minuti è di nuovo dentro» spiegano i proprietari dell'area. Lui scavalca il cancello oppure forza la serratura.
L'8 dicembre scorso Casa Pound ha ripulito lo spazio. Anche il Cai ha pulito l'area diverse volte. Puntualmente però, pochi giorni dopo la bonifica, spunta la solita discarica sul retro dell'immobile: e lì in mezzo ci vive un uomo.
Beatrice Faragli
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