Lutto
Tre secoli di storia della città nell’archivio di S. Giovanni
Presentata la collezione di documenti storici della Fondazione Conservatorio Il presidente Baldassarri: scoperta anche una grata dell’antico convento
PISTOIA. Dinanzi ad un foltissimo pubblico è stato presentato l’archivio storico della Fondazione Conservatorio di San Giovanni Battista. Un nuovo arrivato particolarmente prezioso tra gli archivi cittadini, perché grazie alle lontane origini delle istituzioni religiose che hanno dato vita al monastero (poi Conservatorio) di San Giovanni Battista, si conservano documenti dal Seicento al 1986: atti relativi a obblighi pii, enfiteusi, canoni, censi e livelli. Tutte testimonianze fino a tre anni fa "dimenticate" in un armadio, ma oggi finalmente consultabili da tutti.
I lavori sono stati aperti dal presidente della Fondazione, Paolo Baldassarri, e dalla prolusione della soprintendente archivistica per la Toscana, Diana Toccafondi che ha parlato del valore costituito dalla restituzione di importanti documenti alla conoscenza della collettività, dopo aver rivelato di essere una ex allieva del conservatorio stesso.
Dopo gli interventi del direttore dell’Archivio di Stato di Pistoia, Daniele Cianchi, e dell’assessore alla cultura del . Elena Becheri, è stata la volta di Andrea Ottanelli incaricato di ricostruire sia l’iter che ha portato al recupero dei materiali dell’archivio, sia quello di tracciare la storia del Conservatorio stesso.
Ottanelli ha ricostruito sinteticamente il passato soffermandosi in particolare sugli eventi che si sono succeduti dopo la riforma leopoldina del 1785, data in cui c’è la trasformazione dei Monasteri in Conservatori e che porta alla separazione fra la sfera religiosa e quella laica costituendo un passaggio fondamentale nella storia della Toscana.Nel 1883 il Conservatorio è ridotto allo stato laico; nel 1915-18 il Conservatorio diventa ospedale militare; nel 1943-44 un bombardamento su Pistoia distrugge gran parte del Conservatorio che rimarrà inattivo fino al 1947 quando l’allora presidente Arrighi lo riapre parzialmente recuperato e solo nel 1951-57 ne sarà completata la ricostruzione; nel 1982 è chiuso il convitto, anche se il servizio di mensa sarà mantenuto fino al 1986. Concludendo Ottanelli ha sottolineato: «Fra Conservatorio e città di Pistoia c’è stata una costante, perché a dirigere il Conservatorio sono sempre state chiamate persone di alta formazione culturale, tutta proveniente dalla città e questo è accaduto fin dal 1785».
I successivi interventi di Olga Pangoli e di Francesca Rafanelli sono stati incentrati sui conservatori della montagna pistoiese. Santa Caterina a San Marcello, in particolare, è stato il tema di Pangoli, mentre Rafanelli ha parlato di quelli di San Francesco di Lizzano, di San Bonaventura di Cutigliano e di quello dei santi Domenico e Francesco di Popiglio. Mentre Renzo Zagnoni ha trattato del Conservatorio di Santa Maria del Giglio a Sambuca e Carlo Vivoli del Conservatorio di San Michele a Pescia.
Visibilmente soddisfatto, Baldassarri ha commentato: «Questo lavoro è costato tre anni di lavoro ben spesi che hanno prodotto oltre la mostra, visitabile qui nella nostra sede, la pubblicazione dell’inventario dell’archivio storico. Ma anche per altre ragioni perché nel corso del rifacimento dei locali che erano sede dei documenti d’archivio, è stata scoperta una grata, fino ad allora ignota, attraverso la quale le suore di clausura potevano seguire la messa. Una bella testimonianza resa alla città».
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