Il Tirreno

Pistoia

Il Centro antidiscriminazione non esiste più

di Eleonora Ferri
Il Centro antidiscriminazione non esiste più

Pupino: «Ogni anno ci siamo occupati di almeno 150 casi e ora dispiace che sia stato smantellato»

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PISTOIA. Da lunedì scorso anche l’ultima funzionaria del centro antidiscriminazione della Provincia di Pistoia non è più in carica. E di fatto «il Cad non esiste più, perché è andata via anche Barbara Beneforti, che ne è stata l’anima. E ciò senza che nessuno, ad eccezione degli utenti e di chi con il Centro ha lavorato, abbia speso una parola per salvarlo». Sono parole amare quelle dell’avvocato Paola Pupino, una delle tre funzionarie pubbliche che con passione, per oltre 10 anni, ha portato avanti le attività del centro antidiscriminazione della provincia pistoiese, che si è occupato della lotta contro ogni forma di discriminazione. Perno del centro era lo sportello aperto al pubblico che, fino al 2014, ha fatto registrare una media di 150 accessi l’anno da parte di cittadini italiani e stranieri. Ma la legge sul riordino delle Province ha messo la parola fine su questo servizio. Non c’è più nessun funzionario e di fatto le attività del centro cessano. Ad andarsene dalla Provincia a maggio 2015 l’avvocato Pupino, in pensione, e poi Stefania Pancini, licenziata. L’attività del centro è stata così circoscritta e limitata alla promozione di iniziative svolte dai comuni sulla cultura antidiscriminatoria. Cancellando così lo sportello e quindi il rapporto diretto con i cittadini. «Dispiace che ciò accada proprio nei giorni in cui Pistoia è stata nominata, a giusta ragione, capitale della cultura 2017, perché attraverso l’attività del Centro si è fatta Cultura con la lettera maiuscola - spiega l’avvocato Pupino – la cultura è anche cultura sociale, far accrescere nei cittadini la consapevolezza che siamo tutti uguali». Il centro ha affrontato casi di discriminazione razzista, casi legati all’ottenimento dello status di rifugiato. Ha lavorato sull’accoglienza temporanea, sul disagio mentale, su casi di discriminazione da parte di enti pubblici, su casi di omofobia. Ma anche sulle nuove povertà e sul disagio abitativo. Tutti scaturiti sul territorio pistoiese. «Ci siamo battuti perché dalle offerte di lavoro fosse tolta l’età (in alcuni casi è necessario chiederla, ma in altri no), siamo intervenuti in casi di discriminazione scolastica su bambini disabili, abbiamo dato supporto a persone gay, emblematico il caso di un ragazzo straniero, fuggito dal suo paese perché la famiglia musulmana ne minacciava l’uccisione e abbiamo ottenuto per lui il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, o il caso di un pistoiese licenziato da un ente pubblico perché positivo all’Hiv». In questi anni di attività «ci siamo sentite davvero utili, il lavoro ci ha preso dal punto di vista della passione civile – continua Pupino – oggi, tutta la rete di collaborazione con avvocati, amministrazioni pubbliche, prefettura, questura e associazioni che si era creata non può più essere sfruttata». L'ultima speranza è quella che qualche soggetto pubblico «si faccia avanti e riprenda le funzioni del Cad, in modo che almeno una parte di ciò è stato seminato continui a contribuire alla crescita civile della comunità».

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