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Pistoia

Pistoia, condannati per la rapina a padre e figlia

La camera da letto dell’anziano ebanista devastata dai rapinatori (foto Gori)
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La camera da letto dell’anziano ebanista devastata dai rapinatori (foto Gori)

Botte e minacce all’ebanista di 93 anni morto qualche mese dopo: due abbreviati, un patteggiamento e un rinvio a giudizio

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PISTOIA. Caschi integrali in testa, avevano sfondato la porta dell’appartamento a calci e, una volta dentro, avevano minacciato l'anziano padre e la figlia con un coltello, intimando loro, in un italiano stentato, di tirare fuori i soldi. Erano stati attimi di terrore quelli vissuti nella tarda serata di quel 16 febbraio 2015 in un appartamento di via Frosini, a Pistoia, a due passi dalla stazione ferroviaria. Già malato di cuore, Silvio Gelli, 93 anni, provetto ebanista conosciuto in tutta la città, era morto un paio di mesi dopo, per l'aggravarsi delle sue condizioni.

Mentre la perizia medico-legale disposta dalla procura ha escluso qualsiasi rapporto di causalità tra lo stress subito per la rapina e il decesso dell’anziano artigiano, il gup del tribunale Maria Elena Mele ha emesso le prime sentenze nei confronti dei componenti della banda, tutti romeni senza fissa dimora ma da anni a Pistoia: Maricel Cretu, 39 anni, Adrian Mihai, 34, Robert Bratianu, 25, e Mures Brateanu, 31 anni, ritenuto il basista e mandante dei connazionali.

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Cretu, che ha scelto la via della collaborazione con gli inquirenti, ha patteggiato la pena ottenendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti a lui contestate: 4 anni di reclusione. Processati invece con il rito abbreviato direttamente davanti al giudice dell’udienza preliminare, Mihai e Brateanu sono stati condannati rispettivamente a 4 e a 5 anni e 4 mesi di carcere.

L’unico a non fare ricorso a riti alternativi è stato Robert Bratianu, che è stato rinviato a giudizio e sarà processato dal tribunale collegiale.

La violenta rapina fu messa segno poco dopo le dieci di di quel lunedì sera di un anno fa. Tre dei banditi avevano dapprima sfondato con un calcio il vecchio portone in legno del condominio, che si trova al numero 21 di via Frosini, in una sorta di tunnel che dalla strada porta ad una corte sul retro delle antiche mura urbane. Quindi erano saliti fino alla porta dell'appartamento di padre e figlia, al secondo piano. A calci avevano sfondato anche la porta dell'appartamento e, impugnando i coltelli, erano entrati dentro. Nel condominio non abitavano altre persone, per cui nessuno si era allarmato. Il rumore aveva svegliato invece padre e figlia, che erano alzati per capire cosa stesse succedendo. La donna era immobilizzata mentre correva verso la camera del padre che urlava, mentre uno dei banditi aveva puntato il coltello alla gola dell'anziano pensionato, per costringerlo a consegnargli il portafoglio.

«Hanno sfondato la porta, mi hanno perso a cazzotti, a pedate, mi hanno spaccato una spalla – ci aveva raccontato Silvio Gelli il giorno successivo – Erano dei selvaggi. Mai visto un affare così. Io ho fatto la guerra, sono stato ad El Alamein, mi hanno decorato, ne ho viste di cotte e di crude... Mi hanno messo un cencio sulla bocca, per non farmi gridare. Non respiravo. E poi quel coltello lungo così qua...».

Dopo aver avuto il portafoglio, i tre banditi avevano fatto entrare padre e figlia nel bagno e si erano messi a setacciare tutto l'appartamento. Quindi, dopo una mezz’oretta, si erano sono dileguati con il bottino.

L’ultimo dei quattro ad essere arrestato fu nel maggio scorso Mures Brateanu. Fu bloccato mentre si preparava a lasciare l'Italia. , L'uomo fu rintracciato dagli investigatori della Mobile di Pistoia a Firenze mentre stava salendo su un autobus diretto in Romania. Già le indagini avevano portato nel giro di pochi giorni al fermo degli altri tre.

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