Sicurezza
«Gestione pubblico-privata per gli impianti»
Formento (Federfuni) torna a chiedere lo stato di calamità: aziende allo stremo per l’assenza di neve
ABETONE. Con la fine dell'anno 2015 la perdita economica del settore bianco della montagna pistoiese è stata oltre i due milioni e mezzo di euro. La crisi di questa bizzarra stagione invernale fa segnare un -50%-60% rispetto ad una stagione normale.
Le difficoltà che stanno vivendo le stazioni sciistiche di Abetone e Doganaccia, senza tenere conto di tutto l'indotto che vi ruota attorno, è ogni giorno più preoccupante e niente hanno fatto le sporadiche nevicate di questa prima parte dell'anno. Temperature troppo alte hanno condizionato il funzionamento degli impianti di innevamento artificiale, costringendo gli impiantisti a veri e propri miracoli per tenere innevate le piste, come ad esempio l'utilizzo di trattori per spostare la neve presente sulle piste.
Ed è per questa ragione che la richiesta di calamità naturale torna con forza alla ribalta da parte di Federfuni e del suo presidente nazionale Andrea Formento. La ricetta ideale è una gestione degli impianti pubblico-privata. «Siamo di fronte ad una vera emergenza economica che rischia di far precipitare un pezzo d'Italia, già debole economicamente come quella montana, non solo Appenninica ma anche di una parte importante delle Alpi in una irreversibile crisi economico-finanziaria». Poi aggiunge. «Tutto questo non è dipeso da un’incapacità aziendale ma da un meteo impazzito che va oltre il volere umano».
«Chiedere lo stato di calamità naturale è stato un gesto di grande coraggio e ne rimarchiamo l’esigenza -aggiunge il presidente di Fedrfuni- uno strumento per consentire alle aziende di poter sperare di sopravvivere nonostante le condizioni climatiche di questa stagione fossero, e lo siano tuttora, avare di neve, evitando di cadere in una crisi irreversibile». Formento auspica interventi in tema di sospensione di tasse e tributi sia regionali che locali, l’apertura di un tavolo di concertazione con gli istituti di credito per politiche di rimodulazione dei mutui e dei leasing in essere e la creazione di un fondo di rotazione straordinario da mettere a disposizione delle aziende del settore.«Ma soprattutto - specifica - chiediamo che si veda pubblico e privato in stretta collaborazione per garantire la sopravvivenza di queste aziende, che rappresentano il vero volano dell’intera economia montana con una gestione non più essenzialmente esclusiva da parte dei privati».
Infine Andrea Formento ribatte a Valeria Ghezzi, presidente nazionale di Anef la quale, attraverso il nostro giornale, aveva detto alcuni giorni fa di non essere a favore della richiesta di calamità naturale. «Quando affrontiamo una problematica come questa - dice Formento- dobbiamo avere una visione d’insieme del problema e non ridurci a valutare il tutto in funzione di una sola parte del territorio italiano che in questo caso è più fortunato perché fa parte di Regioni o Province autonome che hanno a disposizione più risorse per il turismo e la montagna in generale. Tutto ciò non può far pensare che sciare all’Abetone e in Appennino, cosi come in importanti stazioni delle Alpi occidentali e centrali, sia diventato un sogno. Che proprio da chi si erge a rappresentare una parte della categoria degli impiantisti vi sia una presa di distanza cosi forte da una richiesta legittima e necessaria, si commenta da solo».
Carlo Bardini
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