Il Tirreno

Pistoia

«È casa nostra, di qui non ce ne andremo»

«È casa nostra, di qui non ce ne andremo»

Decisi a resistere gli anziani che vivono nel condominio di via Zanzotto ritenuto dal Comune una Rsa abusiva

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PISTOIA. Non è una residenza assistita sotto mentite spoglie. Quella è casa loro, in tutto e per tutto. Con alcuni servizi in comune per i quali dividere le spese, come in qualunque condominio, comprese quelle per le badanti. E, contratto d’affitto alla mano, non hanno la benché minima intenzione di consegnare le chiavi dei loro appartamenti ed andarsene entro il 26 febbraio, come imporrebbe quell’ordinanza comunale. Sono pronti alla “resistenza” i dodici anziani – nonché i loro familiari – che vivono nella palazzina di via Cesare Zanzotto teatro, quindici giorni fa, di una perquisizione da parte della polizia municipale, convinta di trovarsi di fronte ad una casa di riposo abusiva. Una tesi che ha portato appunto il sindaco ad ordinare la chiusura entro un mese di quella “struttura” priva di autorizzazione.

Una tesi contestata dai diretti interessati: sia gli anziani inquilini, sia le badanti che li assistono. E per farlo, hanno invitato i giornalisti a constatare con i propri occhi cosa si cela all’interno di quell’edificio al numero 117: quattro appartamenti, con un ingresso in comune ma ognuno dotato di una propria porta, e con in comune anche un paio di stanze, come una cucina più grande rispetto a quelle personali, dove, per esempio, viene preparata la merenda per tutti o i pasti per coloro che non sono in grado di farlo. Ed è così da quattro anni e mezzo.

Enrico Biancalani, 83 anni, insieme alla moglie Mirella, gravemente malata, abita in uno di questi appartamenti. Da tre anni. Con un regolare contratto di affitto. «È semplice: siamo un condominio di anziani – spiega – E come in un condominio qualsiasi abbiamo spese comuni, spese condominiali. Tutto qua. Ognuno ha il suo medico di famiglia personale, che viene a visitarlo qui, ognuno ha i suoi farmaci prescritti dal proprio medico... Qui viviamo come in una qualunque casa. Io ho la mia cucina, ho le chiavi, i nostri familiari possono venire e andare quando vogliono. Abbiamo solo la possibilità di avere dei servizi che altrimenti non ci potremmo permettere. Con un rimborso spese. Mia moglie è malata da trent’anni e so bene di cosa si parla. Qui abbiamo sempre una persona a cui ci possiamo rivolgere, anche di notte. Insomma, è ciò che la politica vorrebbe fosse generalizzato per risparmiare nella sanità pubblica. Tutto compreso, tra affitto, consumi, spesa e badanti, stando qui io e mia moglie arriviamo a spendere 2.000, 2.500 euro al mese in due».

Emanuela Mascerà ha iniziato all’età di 17 anni ad assistere gli altri. È lei ad essere stata individuata dai vigili urbani come la “titolare” della “casa di riposo abusiva”. In realtà lei si considera come quella, tra le colleghe badanti (tutte assunte e pagate, come lei, dagli stessi anziani), che organizza più determinati aspetti della vita quotidiana, una sorta di capo condominio. «Siamo organizzate in modo tale che una di noi sia sempre presente, anche di notte – spiega – Questa è una casa di cui gli ospiti hanno le chiavi, così come i loro familiari, che possono rimanere anche a dormire se necessario».

Ieri mattina, assieme all’avvocato Caterina Frivoli, ha avuto un colloquio con il capo di gabinetto del sindaco. «Secondo quell’ordinanza – spiega la legale – la signora dovrebbe prendere le chiavi del signor Biancalani e degli altri inquilini e buttarli fuori dagli appartamenti per i quali hanno un regolare contratto di affitto e dove alcuni hanno anche la residenza. Entro il 26 febbraio. Aspettiamo notizie dal sindaco. Intanto stiamo preparando il ricorso al Tar»

Roberto Bonelli, postino in pensione, in uno degli appartamenti ha la mamma di 88 anni, tra l’altro con la residenza. «Sarebbe una vergogna se ci facessero andare via, e succederebbe una rivoluzione. È stata una fortuna trovare persone così: dei veri angeli custodi. Noi non ce ne andremo, le chiavi sono nostre. Perché il sindaco non viene a vedere?».

La mamma di Irma Rossi ha invece superato i cent’anni di età: «Io qui ho un regolare contratto di affitto. Vorrà dire che assumeremo altre badanti e continueremo a stare qua. Fino a quando il proprietario magari non ci darà lo sfratto».

Massimo Donati

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