Sicurezza
Cespevi sempre più a rischio tutto il consiglio si dimette
Non si trovano i 150.000 euro necessari per la sopravvivenza del Centro E l’asta per la quota (80%) della Camera di commercio partirà da 3,2 milioni
PISTOIA. Sempre più a rischio la sorte del Cespevi. Al Centro sperimentale per il vivaismo servono, nell’immediato, 150.000 euro per garantirsi la sopravvivenza fino a dicembre 2016. Una somma che, però, il socio di maggioranza del Centro, la Camera di commercio pistoiese (che possiede l’80% delle quote), non ha intenzione di sborsare. A breve, infatti, sarà costretta a vendere la sua percentuale – valore stimato intorno ai tre milioni e duecentomila euro - così come imposto dalla legge di riforma degli enti camerali, firmata dal governo Renzi.
Una situazione impossibile da sostenere – come sottolineato dal presidente del Cespevi, Renato Ferretti – che ha condotto il consiglio di amministrazione del Centro (composto da Paola Porcinai, figlia del paesaggista fiorentino Pietro, Sandro Orlandini, presidente Cia Pistoia, l’ingegner Giovanni Palchetti e Siriana Becattini, preside dell’istituto agrario Anzilotti di Pescia) a rassegnare le dimissioni al termine della assemblea dei soci di ieri. Allo stato attuale la liquidità a disposizione del Cespevi è in grado coprire le spese fino a marzo, dopo di che, senza le risorse necessarie, il Centro non potrà più essere operativo, perché anche il prestito ottenuto dalle banche si esaurirà il mese prossimo.
L’ultima speranza resta l’immediata vendita della quota dell’80% posseduta dalla Camera di commercio. Ma i 3,2 milioni sono una somma notevole e non è facile trovare chi possa metterli sul piatto. La quota verrà messa in vendita tramite asta pubblica, i tempi per la pubblicazione del bando però non sono ancora certi, ma è auspicabile che il tutto avvenga entro la fine di marzo, così da scongiurare la chiusura del Centro.
Entro 15 giorni sarà convocata un’assemblea straordinaria per nominare il nuovo amministratore unico, che avrà il difficile compito di traghettare il Cespevi verso il futuro e verso la vendita della quota di maggioranza dell’80%, ancora in mano alla Camera di commercio.
«Avrebbe potuto essere fatto di più per evitare di arrivare a questo punto – commenta Ferretti. I tempi per la vendita ormai sono strettissimi e la cifra è davvero alta. Appare difficile pensare a una buona riuscita dell’asta già al primo tentativo». L’auspicio resta comunque quello che il Cespevi possa passare nelle mani delle associazioni vivaistiche di Pistoia. «Davvero un peccato che la situazione sia questa – prosegue Ferretti. Il Cespevi è un’eccellenza che avrebbe potuto candidarsi a Centro nazionale di brevettazione, grazie alla banca del germoplasma, per il settore vivaistico ornamentale. Un soggetto che in Italia manca del tutto, ma che all’estero è molto sviluppato. Niente è precluso del tutto ma il futuro purtroppo non appare dei migliori».
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