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Volontariato, bici, pesca e l’amore per la cucina

Volontariato, bici, pesca e l’amore per la cucina

Dopo la cessazione dell’attività di tessitore, Palumbo lavorava come cuoco Il ricordo degli amici della Lenza aglianese e della Croce d’Oro di Montale

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MONTALE. I telai da maglieria hanno lavorato per anni in via Compietra. Poi, con la crisi del tessile, gli ordinativi sono diventati via via più sporadici e anche Palumbo, come tanti piccoli artigiani della zona, ha cessato l’attività.

Arrendersi non era però nel suo dna. Non nel suo carattere, così espansivo e positivo che ieri mattina, mentre la folla di amici e di curiosi si assembrava in piazza Giovanni XXIII, e ancora non si sapeva niente delle cause della morte, nessuno credeva ad un gesto intenzionale.

Non gli amici della Lenza aglianese, con il testa il presidente Lido Mencuccini, che sono accorsi al parco. «Giuseppe? Una delle persone più vitali che conoscessi. Tanti interessi, tante passioni: la pesca, la bici, il volontariato, la cucina».

Già, dopo aver abbandonato i telai, Palumbo aveva iniziato a frequentare corsi di formazione, riqualificandosi per il mercato del lavoro a un’età non più giovanissima. Attualmente lavorava come cameriere in un ristorante di Firenze, ma poi era nata quell’idea in famiglia - rilevare la gestione del Ritrovo dello sportivo, all’interno della Lega Tennis di via Alessandrini - e Giuseppe l’aveva assecondata. La gestione era passata alla moglie, Mirella, da un paio di settimane, e Palumbo aveva dimezzato il suo impegno a Firenze. Dava una mano anche la figlia Desi, che sta diventando un’esperta sommelier.

Desi è stata l’ultima ad avere un contatto con lui domenica sera. Lo aspettavano in pizzeria alle 17. «Dove sei?», gli ha chiesto al telefono la figlia alle 17,45. «Sul treno che da Firenze arriva a Montale alle sei e dieci - ha risposto lui - non ho fatto in tempo prima». Il resto è un mistero che gli inquirenti stanno cercando di risolvere, anche se tutti gli elementi finora in possesso fanno ritenere che a togliere la vita al cinquantassettenne montalese sia stato l’urto con un’auto pirata.

Cordoglio per la scomparsa di Palumbo è espresso, a nome della Lenza aglianese, da Lido Mencuccini: «Era con noi da dieci anni, veniva a pescare almeno una volta a settimana. Lo chiamavamo di soprannome Pio Pio, perché gli piaceva usare il granturco per attirare i pesci».

E amava il ciclismo, Palumbo. Appena aveva un’ora indossava la tuta, e inforcava la bici con i suoi amici.

Molti ricordi ha lasciato alla Croce d’Oro di Montale, dove ha prestato volontariato per diversi anni, fino a pochi mesi fa. «Ci dava una mano sulle ambulanze - ricorda Loriano Lucchesi, uno dei referenti dell’associazione - ed era uno dei cuochi alle nostre feste». Un amico, che troppo presto se n’è andato. (t.g.)

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